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Inclusione e benessere

di Giovanna Malusà, Phd, psicologa, formatrice e docente

Uno dei più urgenti problemi della nostra società complessa è imparare a vivere insieme e considerare la differenza come una opportunità di crescita per ciascuno.

Le competenze sociali, che da anni occupano il dibattito pedagogico, sono diventate sempre più attuali in un’ottica di inclusione e di educazione alla tolleranza, ed in particolar modo in questi tempi densi di problematiche e di violenza, tali da che richiamare l’Educazione al suo compito essenziale di facilitare un’armoniosa convivenza tra i popoli (EU, 2015).

di Giovanna Malusà (Settembre 2016)1

Uno, due, tre, pronti e… via!! Certo, cominciamo la scuola con un gioco, perché no? Anzi, con una serie di giochi non scelti a caso, ma finalizzati alla progressiva costruzione di un gruppo classe aperto alla conoscenza di sé e dell’altro, dapprima quasi “in punta di piedi” e poi sempre più in profondità, per sviluppare un senso di appartenenza e di fiducia reciproca.

di Chiara Riello (Maggio 2016)

La scuola è un sistema complesso che si articola in una rete di relazioni intra e interpersonali la cui cura è fondamentale, sia per il benessere di tutti i soggetti coinvolti – allievi, insegnanti, genitori, operatori scolastici – sia per l'efficacia del processo di insegnamento-apprendimento. Il Counseling scolastico si riferisce ai principi della comunicazione efficace e delle dinamiche relazionali e ha come finalità quello di sviluppare un'adeguata capacità comunicativa e di favorire relazioni positive ed efficaci tra studenti, insegnanti, genitori ed altre figure educative o professionali.

di Isabella Pescarmona (Febbraio 2016)

Gli ultimi fatti di cronaca portano sulla scena con intensità vertiginosa barconi che attraversano il Mediterraneo, immagini di attentati terroristici,confronti e scontri sulla chiusura delle frontiere in Europa, obbligandoci a porci costantemente in relazione all'Altro, al "barbaro", al diverso, a ciò che viene da lontano. Presi in questa spirale continua è come se fossimo chiamati a dare delle risposte immediate - reazioni emotive per lo più – e ad assumere verso questi eventi una posizione per lo più sommaria. Difficilmente si ha la sensazione di essere presi in uno spazio di discussione dove riflettere, o anche solo dove porre domande.

di Domenico Trovato (Settembre 2015)

La pubblicazione (2012) della Strategia Nazionale di Inclusione dei RSC, anni 2012-2020, a cura dell'UNAR, Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziale, struttura della Presidenza del Consiglio, ha riaperto il dibattito sulle difficoltà che ancora incontra la popolazione nomade nei percorsi scolastici. Difficoltà non soltanto formative, ma anche di natura socio-economica, considerando il persistente stato di emarginazione e di precarietà lavorativa, a cui si aggiunge il fenomeno dei pregiudizi e degli stereotipi abbastanza consolidato nella nostra società. In questa dimensione, la Scuola potrebbe essere il principale strumento di discriminazione positiva e di inclusione sociale. Ma è proprio così ?

di Francesco Fabiano (Agosto 2015)

Ogni anno puntualmente nei mesi di gennaio – febbraio e di maggio – giugno soffro di dolori alla spalla, di torcicollo o di fortissimi dolori al polso della mano con cui scrivo. Faccio l'insegnante e dopo aver cambiato un sacco di fisioterapisti, osteopati, esperti in massaggio ayurvedico, maestri di Shiatsu quest'anno (in periodo di rivendicazioni per quello che ancora era un progetto di legge definito della Buona Scuola) ho incrociato un massaggiatore che simpaticamente ha definito il mio periodico torcicollo "Blocco degli scrutini". Ho riso pensando ad una battuta, invece lui ha obiettato dicendo che non scherzava: la stagione maggio – giugno era quella in cui lui aveva tra la maggioranza dei suoi pazienti degli insegnanti che accusavano tutti, sintomi simili ai miei. Esattamente nei punti del collo che io indicavo come doloranti.

Mi ha colpito questa osservazione ed è per questo che in periodo estivo dedichiamo al metodo Feldenkrais questo approfondimento al quale già in altre occasioni ci siamo dedicati (nov. 2013 – feb. 2014). Con la speranza e il desiderio che iniziando in periodo di ferie continueremo poi a prenderci cura costantemente del nostro corpo, lentamente ma stabilmente.(D. Pavan)

Tutti i movimenti che compiamo si basano sulla capacità di percepire e riconoscere la posizione nello spazio dei nostri arti e del nostro corpo anche senza l'ausilio della vista. Questa capacità di propriocezione gioca quindi un'importanza fondamentale nei meccanismi di controllo del movimento. Quando la capacità di percepirsi è limitata o compromessa da malattie di tipo neurologico, da traumi o dall'assunzione di droghe, attività relativamente complesse e che diamo per scontato come il semplice camminare, diventano incredibilmente difficili da eseguire. La propriocezione è fondamentale anche per avere un senso soddisfacente di "abitare il proprio corpo" e per come sentiamo e gestiamo il dolore.

di Isabella Pescarmona (Febbraio 2015)

Gli ultimi fatti di cronaca hanno riportato l'attenzione su un diritto fondamentale in cui si riconosce un regime democratico: la libertà di parola e di opinione. Se eventi come quello capitato a Parigi1 sollevano gli animi di quasi tutto il mondo in difesa di questo diritto, è anche vero che nella vita di tutti i giorni spesso diamo tale libertà per scontata e non sempre la esercitiamo con la consapevolezza politica (e rivoluzionaria) che essa comporta. Quando si apre il dibattito pubblico intorno al diritto di parola, si trova facilmente consenso sulla dichiarazione di principio, riconosciuto come diritto umano inalienabile, e ci si indigna del fatto che possa essere messo in discussione e calpestato.

di Daniela Pavan (Gennaio 2015)

Fu una guida. Fu un'innovatrice. Fu una persona che lottava per i propri studenti, scrupolosa nel proporre la teoria ai propri alunni e nello scegliere le strategie didattiche utili ad ottenere da essi dei risultati. Fu. Uso un passato remoto non perché questa mia "collega simbolica" sia passata a miglior vita ma perché è svanito il suo atteggiamento ottimista, creativo e appassionato verso gli studenti, i colleghi e l'ambiente in cui lavora. E' pericolosamente scivolata nella sindrome del burnout. E in questo modo gli studenti hanno perso la loro guida, i colleghi hanno perso una spalla ed un confronto, il dirigente ha perso un valore professionale per la scuola che rappresenta.

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