Search

Infanzia - Scuola e cooperazione

infanziaCLdi Riccarda Viglino (Dicembre 2012)

 

Una volta si andava “all’Asilo”. Arrivava per i piccoli il momento della socialità, dell’accoglienza, dell’imparare, del distacco, dell’uscire nel mondo. Una tappa di crescita sfidante, non solo per il bambino, ma per tutta la famiglia. Non tutti i bambini ci andavano, ma quelli che lo facevano iniziavano un percorso di crescita bello ed emozionante. Poi è nata la Scuola Materna; oggi si va tutti, o quasi, alla Scuola dell’Infanzia.

 


“La scuola dell’infanzia statale e paritaria si rivolge a tutte le bambine ed i bambini dai tre ai sei anni di età ed è la risposta al loro diritto all’educazione e alla cura, in coerenza con i principi di pluralismo culturale ed istituzionale presenti nella Costituzione della Repubblica, nella convenzione sui diritti dell’infanzia e nei documenti dell’Unione Europea (1). Essa si pone la finalità di promuovere nei bambini lo sviluppo dell’identità, dell’autonomia e della competenza e li avvia alla cittadinanza" ”(2). Le parole delle Indicazioni Nazionali del settembre 2012 così definiscono la scuola dell’infanzia; pur non essendo essa  “scuola dell’obbligo” sono riconosciuti a questo livello di scolarità dignità e valore propri di un contesto educativo significante.
Proprio all’interno di questo contesto educativo e di apprendimento si situa la proposta del cooperative learning alla scuola dell’infanzia, nell’intento di favorire da un lato la naturale propensione dei bambini alla socialità  e, dall’altro, di promuovere l’insegnamento di modalità di interazione efficaci e corrette al fine di migliorare il percorso di apprendimento cognitivo e sociale di ciascuno.
Predisponendo all’interno delle diverse attività delle sezioni e dei momenti di laboratorio una varietà di contesti relazionali : la coppia, il piccolo gruppo, il grande gruppo, favorendo e strutturando la cooperazione tra gli alunni, si contribuisce al progressivo superamento dell’egocentrismo del bambino ed alla costruzione di una corretta socialità di base migliorando altresì le occasioni di apprendimento per  tutti.
Mario Comoglio (1996) quando descrive le ricerche effettuate da diversi autori sugli effetti del cooperative learning , mette in grande rilievo la parte dedicata ai risultati circa lo sviluppo delle competenze sociali.
L’autore rileva come l’apprendimento cooperativo sia risultato adatto non solo a promuovere il conseguimento di obiettivi di apprendimento, ma anche ad educare abilità di convivenza indispensabili nella vita sociale. Queste abilità possono essere riassunte nella tendenza a cooperare, nell’altruismo, nella capacità di comprendere le opinioni, le idee  e le prospettive degli altri, a comunicare, ad accettare e gestire le differenze di opinioni, ad agire dimostrando apertura e fiducia.
E tutto ciò ottempera alla finalità  anche oggi indicata dal legislatore: “La scuola affianca al compito di insegnare ad apprendere quello di insegnare ad essere” ”(3) per una nuova cittadinanza attiva e responsabile. Ognuno cresce ed impara meglio nella relazione con gli altri, le risorse principali per l’apprendimento sono i bambini stessi che, condividendo responsabilità ed impegno acquisiscono abilità e competenze all’interno dei diversi campi di esperienza in modo divertente e attraverso il gioco che è da sempre il motore principale di apprendimento spontaneo  in questa fascia di età.
La coppia ed il piccolo gruppo sono uno spazio accogliente in grado di contenere i bambini più vivaci, di stimolare quelli più timidi ed insicuri e nello stesso tempo favorire un’interazione reciproca arricchente, in cui i bambini non devono continuamente rivolgersi all’insegnante nel corso del lavoro, ma possono chiedere il suo intervento dopo avere tentato e discusso diverse soluzioni fra i pari.
In questa prospettiva l’insegnante non è l’unico elemento attivo della sezione; è solo una parte del sistema, anche lei viene influenzata e modificata dalle risposte della sezione e dei singoli bambini.
L’ istruzione e l’educazione perciò non avvengono soltanto da parte del docente verso gli alunni, ma anch’essi  si istruiscono e si educano  a vicenda e rendono migliori e più preparati i loro insegnanti.
 “Lavorando insieme in piccoli gruppi strutturati, i bambini riescono a svolgere le attività richieste ed insieme risolvono problemi trovando soluzioni ed utilizzando ciascuno le proprie capacità” ”(4) e, ciò che oggi il bambino fa con l’aiuto degli altri, presto saprà farlo da solo . Va ricordato infatti che "L’apprendimento cooperativo determina un più elevato livello di ragionamento, un più frequente sviluppo di nuove idee e di soluzioni ...  un maggiore trasferimento di ciò che si è appreso da un contesto ad un altro ... rispetto all'apprendimento competitivo e a quello individualistico"   (Johnson e Johnson, 1996).
Tutte buone ragioni, queste, per iniziare a cooperare fin dalla scuola dell’infanzia, e farlo si può.
Lo dimostrano le molte esperienze in tal senso che si stanno attuando in questi anni in questo livello di scolarità  e che raggiungono i migliori risultati là dove le insegnanti si formano, costituiscono un gruppo di lavoro che in modalità cooperativa progetta i percorsi, identifica le mete e gli obiettivi, struttura le attività, le sperimenta e le verifica, documentando il percorso ed i suoi esiti. 
Le primissime esperienze dei bambini gettano le basi per le diverse forme  di apprendimento successivo. Se queste basi risultano solide e corrette  sin dai primi anni, l’apprendimento successivo sarà più efficace ed avrà più probabilità di diventare  permanente, con conseguente diminuzione del rischio dell’abbandono scolastico precoce e maggiore probabilità di successo negli esiti sul piano dell’istruzione.
Il cooperative learning inoltre  si dimostra efficace nella promozione del ben-essere a scuola e nella prevenzione dei futuri possibili fenomeni di bullismo, prevedendo attraverso l’insegnamento diretto ed indiretto delle abilità sociali la maturazione di competenze emotive e sociali adeguate.
Anche le famiglie sono coinvolte attivamente nel percorso dei propri figli e possono sperimentare il metodo nelle Assemblee di Sezione che diventano vere occasioni di democrazia partecipata poiché “non basta convivere nella società, ma questa società bisogna crearla, continuamente, insieme”   e perché allora non cominciare, da  subito , dalla scuola dell’infanzia?

 

Note

 1. Il 17 febbraio 2011 la Commissione Europea ha diffuso una Comunicazione dal titolo: Educazione e cura della prima infanzia: consentire a tutti i bambini di affacciarsi al mondo di domani nelle condizioni migliori. Nel documento si afferma che “L’educazione e la cura della prima infanzia (Early Childhood Education and Care – ECEC), assumendo un ruolo complementare a quello centrale della famiglia, ha un impatto  profondo e duraturo che provvedimenti presi in fasi successive non sono in grado di conseguire.”
2. Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione  del 4 settembre 2012
3. Ibid.

 4. Marina Michelon ,Cosa vuol dire lavorare insieme, attività di apprendimento cooperativo alla scuola dell’infanzia, Morlacchi Editore 2012