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“Non uno di meno”: strategie per il recupero nel primo biennio della scuola superiore

lezioni-di-recuperodi Paola Mozzato (Ottobre 2013)

"Non uno di meno" è il titolo di un film prodotto e girato in Cina e premiato alla mostra Internazionale del cinema di Venezia nel 1999.
Narra di una giovanissima insegnante, impegnata per una breve supplenza in una zona rurale e misera della Cina, che rincorre con caparbietà un suo alunno allontanatosi da scuola costretto da una difficile situazione familiare. L'avventura sarà coronata da successo: il ragazzo ritornerà; inoltre, grazie all'impegno dell'insegnante, la scuola verrà premiata e riceverà come ricompensa un finanziamento.


Mi colpisce la metafora del rincorrere, anche noi insegnanti d'oggi, siamo spesso impegnati a "prendere" i nostri alunni, che scappano, talvolta solo con il pensiero, talaltra fisicamente, dalle mura scolastiche. In quest'ultimo caso parliamo di dispersione e ci rammarichiamo, un po' per gli alunni che non vediamo più e per il conseguente senso di fallimento, un po' per via dell'Europa ci controlla e ci sgrida perché il nostro Paese non rispetta nemmeno i parametri indicati in merito all'abbandono scolastico.
Per combattere la dispersione, alle scuole superiori, la maggior parte delle risorse umane ed economiche è impiegata negli interventi di recupero.
Vediamo dunque che cosa succede.

Pensiamo a una classe di scuola superiore, a una seconda di un istituto professionale per la ristorazione, per esempio, e immaginiamo gli esiti dello scrutinio intermedio. La maggioranza degli alunni ha uno, due, tre debiti da recuperare. Il dirigente scolastico, in fase di scrutinio, chiede a ciascun docente come intende organizzare il recupero. Ogni insegnante ha tre opzioni a disposizione: per gli alunni più dotati e meno studiosi può suggerire il semplice studio autonomo domestico, riguardante il ripasso di alcuni dei moduli affrontati a scuola; per gli altri, quelli con difficoltà nei processi di astrazione e/o con debolezze riguardanti il metodo di studio può suggerire il recupero in classe – tecnicamente detto "recupero in ambito curriculare" – o i cosiddetti corsi di recupero pomeridiani.
Dal giorno dopo occorre pensare dunque a un'organizzazione diversa della lezione, se si opta per il recupero disciplinare, oppure si deve decidere come impostare i corsi di recupero.
Iniziamo dal primo caso e supponiamo che gli studenti che devono recuperare, ad esempio, Storia, siano quattro. L'insegnante deve rinunciare, almeno in questo caso, alla lezione frontale. Non può certo mettersi a spiegare, mentre quattro dei suoi allievi devono rivedere il programma. Non può nemmeno trascurare tutti gli altri per dedicarsi a loro. Dunque non resta che far riferimento alla cooperazione. Innanzitutto chiede se c'è qualcuno, tra coloro che hanno conseguito un buon risultato, disposto ad aiutare i ragazzi in difficoltà. Normalmente qualcuno si fa avanti e ciò consentirà di creare quattro coppie, costituite ciascuna da un tutor e da un ricevente. Si tratta allora di stabilire un patto nel quale saranno elencati la tempistica (ore di lezione dedicate al recupero e date), gli argomenti da affrontare, i risultati attesi e la ricompensa per chi offre il proprio aiuto. Supponiamo che il recupero preveda di rivedere La storia di Roma dalla crisi del III secolo alla caduta dell'Impero e La nascita e diffusione dell'Islam (40 pagine del libro di testo). Si dedicheranno complessivamente 8 ore e verranno fornite delle mappe di sintesi e delle domande guida. Colui che svolge la funzione di tutor nella coppia, riceverà un bonus corrispondente al 10% della valutazione, da utilizzare in occasione della verifica riguardante il successivo modulo affrontato dall'intera classe al termine delle attività di recupero. Questo a condizione che il soggetto che riceve l'aiuto riesca a saldare il debito.
Naturalmente gli alunni saranno stati "allenati" durante i mesi precedenti a sperimentare alcune strutture interattive, come Rallyrobin, Group interview, Three step interview.
Nel caso di quest'ultima, ad esempio, la sequenza di azioni sarà la seguente:
1. nella prima fase i ragazzi lavoreranno in coppia: il ricevente rivolgerà al tutor una lista di domande (fornita dal docente e/o elaborata autonomamente) cui quest'ultimo risponderà;
2. nella seconda fase gli studenti si scambieranno i ruoli, utilizzando una nuova lista di domande;
3. nella terza fase la coppia si unirà ad un'altra coppia che avrà eseguito il medesimo lavoro su un argomento diverso. Ogni componente del gruppo, costituito in questo modo da quattro elementi, a turno, condividerà ciò che ha appreso dall'intervista di coppia.
E gli altri sedici alunni? Approfondiranno alcuni argomenti di storia sociale attraverso un Group investigation o un Learning together per poi presentarne la sintesi al termine delle attività di recupero.

Immaginiamo ora di dover, in alternativa, programmare 10 ore di recupero pomeridiano per sei ragazzi che hanno contratto un debito in Scienze dell'Alimentazione. Normalmente i docenti ripetono al piccolo gruppo la lezione proposta in classe. A volte funziona, repetita iuvant, dicevano i latini e, a furia di sentire e risentire gli stessi argomenti, qualcosa rimane, ma probabilmente si è persa l'opportunità di agire sui processi autonomi di apprendimento. Può capitare allora che il debito venga recuperato, ma che il discente si ritrovi nella stessa situazione quando dovrà affrontare percorsi nuovi e dovrà farlo da solo. Capita quindi che molti di coloro che sono stati coinvolti nelle attività di recupero al termine del 1° quadrimestre, si ritrovino nella stessa situazione alla fine dell'anno scolastico, quando, insieme agli altri compagni in difficoltà, dovranno di nuovo frequentare i corsi e di nuovo sentire le ripetizioni degli insegnanti.
Perché allora non approfittare di questa dimensione particolare e trasformare i corsi di recupero in occasioni per imparare a manipolare le conoscenze? Perché non sfruttare l'occasione e mutarne la dimensione affettivo-relazionale? La spavalderia che qualche ragazzo esibisce, ci fa spesso dimenticare che la frequenza ai corsi di recupero, insieme ad altri ragazzi in difficoltà, certo non giova all'immagine di sé che l'adolescente si sta costruendo.
E allora, ancora una volta si può far riferimento alla cooperazione, utilizzando magari strutture più corali, al fine di aiutare i discenti a orientarsi autonomamente nel dedalo delle informazioni, affinché capiscano come si fa a padroneggiarle e ne traggano la giusta soddisfazione. Si sa che se riusciranno a reperire, gestire e riferire le conoscenze relative, ad esempio ai metodi di conservazione degli alimenti, progressivamente riusciranno a farlo anche quando dovranno affrontare altre aree disciplinari o altri contenuti della stessa disciplina.
In questo modo padroneggiando conoscenze, acquisiranno abilità.
Le strutture utili allo scopo sono numerose: Blackboard share, Mix freeze pair, Pair check, Roundrobin, Roundtable, Rally toss, Paraphrase passport, Inside outside circle diretto da Flashcard.
Proviamo a enucleare le fasi di quest'ultima.
1. Gli studenti costruiscono delle carte scrivendo su un lato - identificato con la lettera "D"- una domanda e sul retro identificato con la lettera "R" – la risposta corrispondente.
2. Si dispongono poi in due cerchi concentrici, ognuno tenendo in mano il proprio mazzetto di carte. Coloro che appartengono al cerchio interno hanno la faccia rivolta all'esterno, al contrario, i ragazzi del cerchio esterno sono rivolti verso l'interno. In questo modo si creeranno tante coppie.
3. Gli studenti del cerchio interno fanno scegliere una carta al compagno che si trovano di fronte e gli leggono la domanda. Se quest'ultimo risponde positivamente, devono congratularsi, altrimenti devono aiutarlo a rintracciare la risposta corretta e a ricordarla meglio la volta dopo.
4. Saranno dunque gli studenti del cerchio esterno a far scegliere una carta al compagno che hanno di fronte.
5. A un segnale dell'insegnante, il cerchio interno sta fermo, mentre quello interno ruota. Si formeranno così nuove coppie e il gioco continuerà fino all'esaurimento delle carte o allo scadere del tempo.
Con il finanziamento ricevuto quella scuola della lontana Cina comprerà, tra l'altro, dei gessetti colorati.
Che l'epilogo della storia narrata sia di buon auspicio anche per noi che, assetati di tecnologia, snobbiamo un po' la lavagna in ardesia, ma abbiamo nell'anima l'antico amore per i nostri alunni!

Bibliografia
M. Baldacci, Una scuola a misura di alunno, Qualità dell'istruzione e successo formativo, Edizione UTET, Torino 2002
S. Kagan, L'apprendimento cooperativo: l'approccio strutturale, Edizione Lavoro, Roma 2000

M.V. Masoni, Studiare bene senza averne voglia. Come superare l'alibi della mancanza di volontà, Edizione Erickson, Trento 2001
Y. Sharan e S. Sharan, Gli alunni fanno ricerca. L'apprendimento in gruppi cooperativi, Edizione Erickson, Trento 1992
K. Topping, Tutoring. L'insegnamento reciproco tra compagni, Edizione Erickson, Trento 1997