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Sviluppo personale: risorse per l’estate

girasole-fioredi Claudia Matini (Agosto 2014)

Non so se capita anche a voi... Con una vita densa di impegni professionali, di scadenze quotidiane, di interessi personali mai sufficientemente coltivati, arriva d'estate il senso di stanchezza, fisica e psicologica, il desiderio di staccare la spina, di allontanarsi da tutto e tutti (a volte anche da me..), per recuperare le energie perdute, per riposare e concentrarmi su quello che è davvero importante.


In questi momenti quelle offerte di corsi, workshop, newsletter che continuano ad arrivare sulla mia mail dedicati a crescita personale, sviluppo del potenziale, autoconoscenza e strategie per aumentare benessere, diventano quasi fastidiose, superflue, invasive, fornendomi al tempo stesso lo stimolo a soffermarmi sul mio personale sviluppo.
Con questo strano fastidio da un lato, ma con l'interesse per la questione dall'altro, mi chiedo se devo per forza continuare a crescere. Devo per forza svilupparmi? Anche in estate?
Occupandomi, per lavoro e per passione, della questione, mi sono soffermata su questa mia reazione viscerale, per comprenderla e condividerla, partendo da questa domanda: cosa intendo per sviluppo personale e su quali indicatori misuro il mio stato attuale? Fin dove devo e voglio arrivare per dirmi "sviluppata"?
Se faccio riferimento all'immagine della persona che emerge da molti dei siti e dei libri sul miglioramento personale, sembra che ci sia una sorta di "ideale" di riferimento con cui misurarsi costantemente, un elenco di abilità che devono esserci per potere avere "successo", dei risultati minimi da raggiungere nelle principali aree della vita (relazioni sentimentali, professione, finanze, amicizie, ecc.) senza i quali non va tanto bene.
E se nella checklist della "persona di successo" su cui mi posso auto-valutare ci fossero punti o aree intere che non mi soddisfano o che non corrispondono agli standard? Vuol dire che non sono di successo? Vuol dire che ho molto bisogno di "sviluppo personale"?
Essendo molto resistente ad applicare il concetto di standard ideali alla vita vera, ho cercato altre possibilità.
Sono andata a cercare risposte nella psicologia dello sviluppo e del ciclo di vita.

CHE VUOL DIRE SVILUPPO?
Le definizioni di sviluppo sono molte, diverse tra loro e si focalizzano su aspetti diversi.
Il termine "sviluppo", in generale, implica la modificazione di uno stato, un cambiamento migliorativo, il potenziamento di qualcosa. Nel nostro caso, della persona in uno o più aspetti.
Se da un lato ci sono teorie che sottolineano l'aspetto di crescita fino ad un livello massimo (teorie dell'arco di vita), lasciando intendere più o meno implicitamente che dopo l'età adulta non c'è molto da aggiungere (e da raggiungere), si va a perdere capacità, funzionalità e quant'altro; dall'altro teorie più recenti evidenziano come il processo di sviluppo sia scandito da eventi critici, in un movimento dinamico in cui cambiamento e continuità sono costantemente presenti.
Ogni età ha i suoi compiti evolutivi, ma non solo. Ogni momento della vita ha in sé un potenziale di sviluppo inteso come "risultato di un confronto vittorioso tra sfide del contesto della vita e/o perdite e mancanze. La natura di queste sfide e il loro impatto sull'individuo variano a seconda del contesto, dell'età e della cultura" (Baltes e Lang, 1997).
In effetti, pensare alla vita in termini di sfide mi risulta familiare; la sfida può essere uno stimolo esterno, come un esame da superare, un nuovo gruppo di persone da coordinare, la discussione con il/la proprio/a partner da gestire, ma anche uno stimolo interno, come una malattia da affrontare, i chili da perdere o il tempo per se stessi da proteggere.
"La sfida è l'elemento scatenante dello sviluppo...non necessariamente ha origine nell'ambiente sociale, può essere causata da una situazione che richiede un'azione (la perdita di una funzione, una mancanza dell'individuo) e che, di conseguenza, può comportare una possibile crescita o sviluppo (...). Lo sviluppo è un processo dinamico di interazione che dura tutta la vita" (Hendry e Kloep , 2003).

UNA VISIONE ECOLOGICA DELLO SVILUPPO
Secondo una prospettiva ecologica dello sviluppo, la risoluzione dei compiti evolutivi non è un' "impresa privata" ascrivibile unicamente a fattori maturativi e intraindividuali ma, al contrario, è fortemente influenzata dalla rete relazionale del soggetto e dal contesto di vita più ampio. L'interazione reciproca tra individuo ed ambiente è importante per il suo sviluppo laddove l'ambiente è l'insieme di scenari ambientali, diversi e distinti, a cui l'individuo partecipa più o meno direttamente (Bronfenbrenner,1986; Valsiner, 1997).
Il comportamento di una persona varia in relazione a quattro sistemi:
- MICROSISTEMA: luoghi e contesti in cui le persone possono facilmente interagire faccia-a-faccia, quindi la casa, la scuola, la palestra, il posto di lavoro e così via.
- MESOSISTEMA: una o più situazioni ambientali di cui l'individuo in via di sviluppo non è partecipante attivo, ma in cui si verificano degli eventi che determinano, o sono determinati da ciò che accade nella situazione ambientale che comprende l'individuo stesso;
- ESOSISTEMA: situazioni ambientali in cui la persona non è coinvolta personalmente ma indirettamente; connessione tra due o più contesti sociali, in cui almeno uno è esterno all'azione diretta del soggetto (famiglia e lavoro dei genitori per un bambino).
- MACROSISTEMI: istituzioni politiche ed economiche, sistemi di credenze valori, ideologie.
La persona è vista come entità dinamica, ossia come un soggetto attivo che reagisce alle pressioni ambientali, capace cioè di modificare e ristrutturare il proprio spazio di vita, in un influenzamento reciproco coi sistemi di cui fa parte.
Non è quindi affatto da sottovalutare l'influenza diretta ed indiretta del contesto ampiamente inteso nel riflettere sul proprio grado di sviluppo personale e sul proprio modo di rispondere alle sfide.

IL RUOLO DELLE RISORSE PER LO SVILUPPO PERSONALE
Se lo sviluppo comporta il rapportarsi costruttivamente alle sfide (grandi o piccole) che affrontiamo quotidianamente o eccezionalmente nel corso della nostra vita, con la capacità di apprendere da esse abilità sempre più complesse, allora il numero e la portata delle sfide con cui ci confrontiamo influenzerà il nostro sviluppo, con il rischio di esaurire le risorse disponibili o di limitare per il nostro sviluppo potenziale.
In questo senso non conta tanto avere un ideale di sviluppo personale da raggiungere, quanto comprendere a quali sfide stiamo rispondendo, in che modo e sulla base di quali risorse.
Il modo di affrontare le sfide evolutive determina, almeno in parte, il corso dello sviluppo.
Questo dipende dai compiti di sviluppo e dalla natura delle sfide, ma anche dalle risorse dell'individuo.
Un compito di sviluppo può essere un problema da risolvere o un obiettivo da raggiungere in un determinato momento della vita dell'individuo per poter proseguire nello sviluppo. Caratteristici dei diversi momenti del ciclo di vita, derivano dall'interazione tra maturazione biologica, capacità cognitive e relazionali, aspirazioni individuali,influenze ambientali e norme sociali. Il loro superamento conduce ad un adattamento tra individuo e contesto e pone le basi per il superamento di compiti di sviluppo successivi.

La tipologia di compiti dipende dalla relazione con le risorse:
- Routine: compiti poco impegnativi
- Sfide: compiti che corrispondono alle risorse o le superano di poco
- Rischi: compiti molto impegnativi, forse eccessivi.
Tutti i compiti possiedono un elemento potenziale di sfida e di rischio.
Il successo sta nel risolvere un problema senza consumare tutte le risorse dell'individuo e possibilmente arricchirle. Si fallisce quando questo non riesce e c'è un deterioramento, inteso come un prosciugarsi delle risorse disponibili o potenziali a fronte di sfide troppo numerose o troppo onerose.

Quali sono le risorse potenziali che influiscono sulla nostra capacità di rispondere positivamente alle sfide?
Hendry e Kloep (2003) identificano:

  • Disposizioni biologiche: sono le risorse messe a disposizione dalla natura, come personalità, aspetto fisico, salute, ecc.
  • Risorse sociali: il numero di persone con cui interagiamo per l'arricchimento risorse individuali e per il sostegno, ma anche le abilità sociali individuali necessarie per instaurare e mantenere relazioni sociali.
  • Abilità: quelle di base (per la sopravvivenza) e quelle superiori che migliorano l'apprendimento di nuovi comportamenti e la capacità di portare avanti nuovi compiti
  • Self-efficacy (autoefficacia): convinzione nelle proprie capacità di organizzare e realizzare il corso di azioni necessario a gestire adeguatamente le situazioni che si incontreranno in modo da raggiungere i risultati prefissati (Bandura, 1996).
  • Risorse strutturali: derivano dall'ambiente socio-culturale ed includono nazionalità, classe sociale, genere, razza, status socioeconomico, ecc. La loro mancanza può richiedere all'individuo il possesso di maggiori abilità di altro tipo.

Il successo in una sfida dipende dal buon adattamento - goodness of fit - tra le risorse dell'individuo e le caratteristiche del compito da risolvere. L'interazione tra questi elementi rendono una risorsa irrilevante, utile o svantaggiosa.

Bibliografia
Bandura, A. (a cura di ) (1996). Il senso di autoefficacia. Aspettative su di sé e azione. Trento, Erikson.
Baltes, P.B., e F.R. Lang (1997). Everyday functioning and successful aging: the impact of resources. Developmental Psychology, 12(3), pp. 433-443.
Bronfenbrenner U. (1986). Ecologia dello sviluppo umano. Bologna, Il Mulino.
Hendry, L.B. e Kloep, M. (2003). Lo sviluppo nel ciclo di vita. Bologna, Il Mulino.
Valsiner, J. (1997). Culture and the Development of Children's Action: A Theory of Human Development. New York, John Wiley & Sons.