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Merito in cattedra: alla ricerca del docente “eccellente”?

chadi Domenico Trovato (Ottobre 2017)

già Dirigente Scolastico, esperto di valutazione scolastica e formatore

Lo stimolo a proporre tale argomento deriva dall’accelerazione impressa dalla Legge 107/2015 (la cosiddetta “Buona Scuola”) e dalle successive disposizioni ministeriali, che hanno previsto, dall’a.s. 2015/16, l’attribuzione di un bonus premiale a gruppi selezionati di insegnanti, particolarmente impegnati nel lavoro e nei progetti di scuola.

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Barbiana: un esempio di apprendimento con metodo cooperativo

Barbiana don milani cooperativedi Riccarda Viglino
maestra elementare, insegnante e formatrice

Maggio 2017

Purtroppo la "voce più originale della Pedagogia Italiana del '900”, resta ancora muta e sola, sempre più improponibile nei metodi, fuori dalle sicurezze degli schemi pedagogici e, ciò che è peggio oggi, fuori moda.

Tutti sanno che la scuola di Barbiana funzionava all’interno della casa canonica in una piccola stanza senza riscaldamento, con pochi arredi essenziali e tappezzata di carte geografiche, per l’intera giornata con una breve interruzione per il pranzo. Non c’era la ricreazione e non c’erano giochi, soltanto a volte lo sci d’inverno e qualche tuffo d’estate nella piccola piscina che gli alunni stessi avevano costruito insieme al priore. Non facciamo mai ricreazione e mai nessun gioco. Quando c'è la neve sciamo un'ora dopo mangiato e d'estate nuotiamo un'ora in una piccola piscina che abbiamo costruito noi. Queste non le chiamiamo ricreazioni ma materie scolastiche particolarmente appassionanti! Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita .

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Quando l’altro diventa un problema: decentrare lo sguardo per insegnare e apprendere

bandiera romdi Isabella Pescarmona (Febbraio 2017)

“I nuovi iscritti [...] costituiscono un grandissimo problema, che si fa sempre più preoccupante di mano in mano che il loro numero va crescendo. Queste variazioni degli iscritti, che si ripetono abbastanza di frequente nella mia classe, non fanno altro che aggiungere nuovo scompiglio a quello già notevole esistente”1. Scrive così un’insegnante riferendosi alla sua classe in cui sta aumentando considerevolmente il numero degli scolari immigrati.
Che gli studenti che provengono da altri paesi siano percepiti come un “problema” non è una novità e questo è di sicuro un commento che più o meno tutti abbiamo sentito nei corridoi delle nostre scuole o fra alcuni genitori.

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Educa-tè: dall’integrazione all’inclusione attraverso i genitori

bere tedi Daniela Pavan (Gennaio 2017)

Scrivo alla fine di un mese/anno che non lascia ben sperare intorno al tema dell’integrazione. 
Ma scrivo perché penso che solo immaginandola migliore, la realtà inizia a cambiare, scrivo perché la mente è l’unico spazio di libertà anche nei regimi totalitari, anche nei luoghi di reclusione, anche laddove l’oggi sembra disattendere ogni speranza, scrivo perché sono una inguaribile idealista, concreta ed appassionata.
Questo è il resoconto di una esperienza di inclusione reale - perciò possibile - attuata in un territorio del comune di Treviso negli ultimi cinque anni.

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La valutazione esterna delle scuole: dal RAV al PdM

PDMdi Domenico Trovato (Dicembre 2016)

In un precedente articolo "INVALSI: la valutazione esterna delle scuole" erano state affrontate le problematiche generali del nuovo sistema di valutazione della scuola italiana, divenuto obbligatorio con il DPR 80/2013, con particolare attenzione ai quadri teorici di riferimento e ai percorsi operativi inerenti la valutazione esterna delle scuole. In questo contributo si intendono approfondire alcune coordinate riguardanti la funzione e la struttura del RAV, Rapporto di Autovalutazione (in vigore dall’a.s. 2014/15) e le sue interconnessioni con il PdM, Piano di Miglioramento, che rappresenta il “naturale” sbocco del RAV.

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Curricolo verticale. Realtà o utopia

curricoloverticaledi Francesca Napoletano (Novembre 2016)

Da molti anni si parla nella scuola della redazione di un curricolo verticale d’istituto, con l’intento di promuovere una coerenza formativa negli istituti comprensivi e di valorizzare le peculiarità della scuola stessa.
Molti docenti lo vedono come un adempimento burocratico senza un’utilità pratica, tanto più perché non sembra esserci un modello univoco di redazione del curricolo. Di fatto redigere questo documento significa riflettere su quale continuità si vuole dare al percorso formativo di ogni studente dalla scuola dell’infanzia all’uscita dalla scuola secondaria di primo grado, ma che possa continuare lungo l’intero arco della vita.

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L’approccio cooperative nei percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva – II Parte

cittadinanza attivadi Fabrizio Santini (Ottobre 2016)

Ci siamo dedicati nel precedente articolo (Luglio 2016) ad illustrare alcuni aspetti legati alla tematica della partecipazione democratica e ai processi cooperativi che possono sostenerli e facilitarli.

Ci dedicheremo in questo contributo ad un approfondito esame sul tema della partecipazione democratica che ci permetta di individuarne criticità e potenzialità. Lasciamo al pdf l'approfondimento sulla normativa in Toscana (la prima regione italiana con un corpus legislativo dedicato).

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Giocando si impara: come costruire in classe un clima inclusivo

findhorn foundation and community 3541di Giovanna Malusà (Settembre 2016)1

Uno, due, tre, pronti e… via!!
Certo, cominciamo la scuola con un gioco, perché no? Anzi, con una serie di giochi non scelti a caso, ma finalizzati alla progressiva costruzione di un gruppo classe aperto alla conoscenza di sé e dell’altro, dapprima quasi “in punta di piedi” e poi sempre più in profondità, per sviluppare un senso di appartenenza e di fiducia reciproca.

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Il Cooperative fuori dalla scuola - I Parte

cittadinanza attivaL’approccio del cooperative learning nei percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva

Di Fabrizio Santini (Luglio 2016)

Dopo decenni di studi e sperimentazioni l’apprendimento cooperativo inizia oramai a diffondersi in molte scuole anche in Italia. Anche se è ancora molto raro un orientamento totale dell’Istituto scolastico alla “filosofia” oltre che alle metodologie cooperative (come ad esempio si può riscontrare in UK nelle scuole del circuito www.co-operativeschools.coop o della rete http://csnetwork.coop/ ), in Italia oramai molti insegnanti nella loro pratica educativa e didattica, inseriscono segmenti di apprendimento cooperativo.

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INVALSI: la valutazione esterna delle scuole

invalsidi Domenico Trovato (Giugno 2016)

Questo contributo intende affrontare, a partire da una panoramica storica dell'evoluzione del sistema nazionale di valutazione, le problematiche della valutazione esterna, che, in questi mesi sta coinvolgendo un campione significativo di scuole (ma il percorso è iniziato da almeno 4 anni) e che si svilupperà fino al 2017.
L'obiettivo è quello di descrivere le potenzialità di questo servizio, divenuto ormai obbligatorio per legge (DPR 80/2013), che essenzialmente opera in due direzioni: 1.sostenere le scuole nel processo di auto- valutazione in corso, rappresentato dal RAV, attraverso l'analisi e il confronto su quanto dichiarato nello stesso documento; 2. porsi, per il personale e per l'utenza, come occasione di aiuto per una ulteriore riflessione sul profilo dell'offerta formativa della scuola, in funzione di un incremento delle buone pratiche in atto, ma con uno sguardo anche ad eventuali criticità.

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Valutare, insegnare e imparare cooperando: spunti per una valutazione in chiave cooperativa

charliebrowndi Maria Luisa Damini (Aprile 2016)

 Più volte, in questi anni, si è visto come il  cooperative learning sia un metodo di  insegnamento/apprendimento complesso          contraddistinto dalla centralità del soggetto che  apprende e costruisce in modo via via più autonomo le proprie conoscenze. Molto spesso, tuttavia, lavorare con modalità nuove rispetto alla lezione frontale o al cooperative informale non è semplice e uno dei primi ostacoli che gli insegnanti rilevano è proprio quello della valutazione1. Pare evidente, infatti, che sia fondamentale una rimessa in discussione delle forme di valutazione tradizionali, tenuto conto che il momento valutativo continua ad essere sentito come fondamentale da tutti gli studenti.

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La formazione in servizio cambia verso?

Democrazia-di Ludovico Di Giovine (Marzo 2016)

Le considerazioni che seguono tendono ad evidenziare le novità introdotte dalla legge 107/2015 [1] e dalla normativa conseguente nella formazione in servizio dei docenti. Le stesse "novità" segnalano da una parte punti critici e problemi aperti (obbligatorietà, contratto, merito) dall'altro prospettano percorsi di grande interesse: bilancio di competenze, portfolio, piano di sviluppo professionale. Temi sui quali necessita sviluppare attenzione e confronto per affrontare, finalmente, in modo coerente e sistematico, la decisiva questione della formazione in servizio, leva strategica per innovare e qualificare la scuola.

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