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La formazione in servizio cambia verso?

Democrazia-di Ludovico Di Giovine (Marzo 2016)

Le considerazioni che seguono tendono ad evidenziare le novità introdotte dalla legge 107/2015 [1] e dalla normativa conseguente nella formazione in servizio dei docenti. Le stesse "novità" segnalano da una parte punti critici e problemi aperti (obbligatorietà, contratto, merito) dall'altro prospettano percorsi di grande interesse: bilancio di competenze, portfolio, piano di sviluppo professionale. Temi sui quali necessita sviluppare attenzione e confronto per affrontare, finalmente, in modo coerente e sistematico, la decisiva questione della formazione in servizio, leva strategica per innovare e qualificare la scuola.

La formazione in servizio dei docenti con la legge 107/2015 diventa "obbligatoria, permanente e strutturale" (c. 124); viene istituita la Carta elettronica di 500 euro per l'aggiornamento e la formazione del docente (c. 121); viene assegnato un finanziamento alle attività di formazione decise dalle singole istituzioni scolastiche in coerenza con il Piano triennale dell'offerta formativa, il Piano di miglioramento (RAV), il Piano nazionale di formazione (c. 124). In particolare vengono stanziati: euro 381,137 milioni annui per la Card dal 2015; euro 40,00 milioni annui dal 2016 per il Piano nazionale di formazione e per le attività di formazione decise dalle scuole (cc. 121 e 123); infine per la valutazione del merito viene istituito un fondo di euro 200 milioni annui dal 2016.

Nel prendere atto della concreta attenzione al sostegno economico della formazione in servizio, è necessario nel contempo porre attenzione alle modalità, al significato e ai metodi degli interventi formativi che si vanno prospettando. L'anno scolastico in corso è comunemente visto come un anno di transizione, tempo di confronto delle esperienze realizzate, di comparazione delle possibili opzioni in vista della costruzione di un sistema nazionale di formazione. La costruzione, infatti, di un sistema nazionale di formazione in servizio per i docenti è condizione imprescindibile per innovare la didattica e la metodologia, rendere possibile la realizzazione di un curricolo per competenze, sviluppare attività di ricerca e sperimentazione (art. 6 DPR 275/99) [2].

La recente Nota MIUR 35/2016 [3] annuncia che è in corso l'elaborazione del Piano nazionale di formazione per il triennio 2016-2018 e che sarà adottato con Decreto del Ministro; annuncia altresì che "Sono in fase di predisposizione alcune linee di azione nazionali, mirate a coinvolgere un numero ampio di docenti nei seguenti temi strategici:

  • le competenze digitali e per l'innovazione didattica e metodologica;
  • le competenze linguistiche;
  • l'alternanza scuola-lavoro e l'imprenditorialità;
  • l'inclusione, la disabilità, l'integrazione, le competenze di cittadinanza globale;
  • il potenziamento delle competenze di base, con particolare riferimento alla lettura e comprensione, alle competenze logico-argomentative degli studenti e alle competenze matematiche;
  • la valutazione".

Viene ancora annunciato che: "Le iniziative di formazione saranno sostenute da diverse fonti di finanziamento. Tra queste, le risorse a valere sulla legge 107, le risorse PON-FSE e altri finanziamenti MIUR, come quelli previsti dalla ex-legge 440. Sarà cura del MIUR fornire un quadro esaustivo e coordinato delle diverse filiere progettuali e finanziarie che potranno completare il quadro delle risorse a disposizione di ogni scuola, sia direttamente che indirettamente, tramite partecipazione ai piani nazionali".

Con la Nota in discorso, dopo gli annunci, l'enfasi maggiore viene posta su "Un nuovo format per le attività formative", cioè sull'innovazione dei modelli di formazione, e si afferma con decisione : "Non si tratta di obbligare i docenti a frequentare per un certo numero di ore corsi di aggiornamento routinari e basati essenzialmente su conferenze, ma di impegnarli in percorsi significativi di sviluppo e ricerca professionale, che li veda soggetti attivi dei processi. Le migliori esperienze formative, da conoscere e valorizzare, già mettono a disposizione un repertorio di metodologie innovative (laboratori, workshop, ricerca-azione, peer review, comunità di pratiche, social nertworking, mappatura delle competenze, ecc.), con un equilibrato dosaggio di attività in presenza, studio personale, riflessione e documentazione, lavoro in rete, rielaborazione e rendicontazione degli apprendimenti realizzati".

Tra i commenti alla Nota reperibili in rete si riporta quello a caldo, garbatamente ironico, a firma Aristarco Ammazzacaffè: "La forza del documento e la sua stringente attualità si concretizzano nella messa a punto di un quadro in cui c'è di tutto. E forse anche di più. E così ci ritrovi i temi strategici in bell'elenco e il repertorio delle metodologie nel quale niente manca di quello che c'è; le linee di azione nazionale del piano nazionale e il dosaggio, ovviamente equilibrato, di attività d'ogni tipo ordinatamente riproposte; i modelli e i bisogni piccoli e grandi ( ....). Non manca neanche che nel nuovo sistema possa essere valorizzato il ruolo di tutti, nessuno escluso: dalle associazioni professionali e disciplinari alle Università, dagli EELL alle Fondazioni, dagli Istituti di ricerca ai soggetti accreditati pubblici e privati ... Mancano solo i pompieri e la banca dell'Etruria. Perché? Mi chiedo" [4].

Non pochi comunque restano i punti critici e i problemi aperti, ad esempio:

1. Aver ripristinato l'obbligo della formazione è importante ma di più interessa la qualità nella formazione, la coerenza con i bisogni formativi dei docenti e del territorio, il carattere sistematico e ricorrente della formazione stessa. Intanto comunque è da definire, in sede contrattuale, come si soddisfa l'obbligo sancito: con un numero di ore base in ogni anno scolastico? Sembra questa l'interpretazione prevalentemente data dalle scuole nel predisporre il Piano triennale per la formazione, inserito nel Piano triennale dell'Offerta formativa, mancando orientamenti certi. Nel contempo è chiaro che per formarsi il punto non è quante ore e accumulare attestati di frequenza, ma il senso, il metodo, il quadro del percorso formativo. Peraltro con le norme contrattuali vigenti non è possibile imporre l'obbligo; come osserva Giancarlo Cerini: "In attesa dei necessari presupposti contrattuali e amministrativi, è utile vedere l'obbligatorietà come una scelta etico-professionale (... se non ci formiamo che immagine riverberiamo verso i nostri allievi e la società? ...) Giuridicamente occorre riprendere gli articoli 26, 29 e 65 del Contratto Nazionale di Lavoro (2006-2009) ponendoli in relazione con la legge 107/2015" [5 ].
Al momento si delineano tre livelli di impegno: a) livello individuale: la Carta di 500 euro per rispondere agli interessi culturali e professionali personali ovvero insieme ai colleghi in autogestione collettiva; b) livello di istituto: con la partecipazione alle attività formative decise e organizzate dalla singola scuola o in rete muovendo dalle esigenze rilevate (RAV), ecc.; c) livello nazionale: Piano Nazionale Scuola Digitale, CLIL, Piano nazionale di formazione (quando verrà), ecc.

2. Rapporto tra dimensione legislativa e ambito contrattuale ad esempio a proposito delle "figure strategiche (...) docenti in grado di accompagnare i colleghi nei processi di ricerca didattica, formazione sul campo, innovazione in aula" (Nota MIUR n. 35/2016) . E' evidente la previsione di ruoli e compiti che non sono stati oggetto di contrattazione con i sindacati. Lo rileva opportunamente il commento della FLC CGIL alla nota ministeriale: "In mancanza di un'idea del ruolo e della funzione della scuola nella società italiana, gli interventi formativi sono settorializzati e fondamentalmente legati a 'figure strategiche' il più delle volte fuori dal contesto contrattuale vigente. Non si rinnova il Contratto nazionale di lavoro e, al di fuori delle regole anche salariali, si impongono ruoli, compiti, orari, dimenticando che è la dimensione pattizia quella che li definisce" [6] Anche per l'individuazione e formazione di figure di sistema o figure strategiche s'impone evidentemente un nuovo inquadramento giuridico-contrattuale del docente e una nuova più adeguata organizzazione del lavoro a scuola.

3. Rapporto tra formazione e valorizzazione della professionalità; il documento iniziale della Buona scuola (settembre 2014) prospettava la valutazione del merito e dell'impegno dei docenti mediante crediti (didattici, formativi, professionali) con la previsione della formazione in servizio di nuovo obbligatoria come un passaggio fondamentale del complessivo Piano scuola del Governo. In quel documento, nel proporre il nuovo sistema di crediti (da maturare in tre ambiti; didattico, formativo, professionale) si rilevava che da sempre "le occasioni di formazione (...) risultano troppo spesso frontali, poco efficaci e in generale non partecipate (...) La formula raramente incoraggia un confronto interattivo, né si preoccupa di verificare le competenze effettivamente acquisite al termine del percorso (...) La nuova formazione permanente dovrà fondarsi sul superamento di approcci formativi a base teorica, e dovrà essere mutata invece in un modello fondato sulla formazione esperienziale tra colleghi" mediante la creazione di una rete per la formazione tra docenti e tra scuole. La proposta, del tutto condivisibile, viene ulteriormente precisata in quattro punti/elementi caratterizzanti un piano sistemico di formazione in servizio certificata (cfr. La BS, 2.2, pp. 46-47): a). ruolo centrale dei docenti stessi nella progettazione e realizzazione dei corsi, orientati soprattutto alla gestione dell'aula e alla relazione educativa, ("perché un docente è il formatore più credibile per un altro docente"); b) valorizzazione delle associazioni professionali dei docenti; c) centralità delle reti di scuole; d) riconoscimento, in ogni scuola, della figura (di sistema) di alcuni docenti "innovatori naturali" che si dedicano in modo particolare alla ricerca, innovazione metodologica e didattica, formazione.

Gli annunci, ancora una volta, sono restati sostanzialmente tali; la Legge 107/2015 da questo punto di vista rappresenta un arretramento rispetto a quanto prima prospettato e sulla valorizzazione del merito le scuole, pur investite di tale questione, denunciano sofferenze e difficoltà. Un buon esempio di approfondimento del problema è il contributo di Antonio Valentino su "Comitati di valutazione per il merito: tra spiragli (pochi) e incertezze (molte), sopravviveranno?" [7] molto puntuale per inquadrare i diversi aspetti del problema e per alimentare il lavoro dei Comitati di valutazione in un'ottica basata sul principio di responsabilità e sulla dimensione cooperativa del fare scuola.

Per una più ampia considerazione della complessa questione della valutazione e autovalutazione del docente appare utile il contributo di Francesca Napoletano [8] "La valutazione dell'insegnante, tra paure e necessità" in cui, nell'ottica della valutazione "vista come un momento positivo e costruttivo e non minaccioso e denigrante", tra l'altro, è presente un quadro sintetico delle opzioni adottate nei paesi dell'Unione europea (modelli, modalità e criteri di valutazione).

Qualcosa si muove

La normativa sulla formazione dei docenti neoassunti ai sensi del DM 850/2015 [9], per il corrente anno scolastico, contiene scelte metodologiche di valenza generale e di grande interesse per una formazione di qualità dei docenti:
a) il bilancio di competenze, nella fase iniziale e conclusiva del percorso formativo, sulla base di un modello fornito dall'INDIRE (art. 5)
b) la partecipazione a laboratori formativi territoriali caratterizzati da scambio professionale, ricerca-azione, rielaborazione e produzione di sequenze didattiche (art. 8)
c) la formazione tra pari, con: osservazione in classe e osservazione reciproca tra docenti tutor e junior (art. 9)
d) l'elaborazione del portfolio professionale, con: documentazione delle pratiche e delle esperienze fatte; patto formativo con la comunità scolastica di riferimento e piano di sviluppo professionale (art. 11)

Appare oggi sempre più urgente, per superare sprechi e frammentazione nella formazione in servizio, puntare sulla qualità e non sulla quantità degli interventi, fare avanzare una visione strategica che privilegi il modello delle "reti di scuole" con lo scambio orizzontale di docenti esperti e buone pratiche, con il coinvolgimento delle associazioni professionali dei docenti, con l'attivazione dei soggetti interessati alla formazione presenti nel territorio, nell'ottica della ricerca-azione e valutazione dei processi.
Certamente da condividere, infine, l'idea di collegare un possibile sviluppo di carriera, e quindi la valorizzazione professionale dei docenti, alla costruzione di un portfolio in cui vengano annotate esperienze e competenze maturate sia sul campo sia in percorsi formativi di qualità inerenti la professionalità di ciascun docente.

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[1] Legge 13 luglio 2015, n. 107, "Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti".

[2] DPR 08 marzo 1999, n. 275, "Regolamento recante norme in materia di Autonomia delle istituzioni scolastiche".

[3] MIUR Nota del 07 gennaio 2016, "Indicazioni e orientamenti per la definizione del piano triennale per la formazione del personale".

[4] Aristarco Ammazzacaffè, "La nota ministeriale sulla formazione: entusiasmante!", in www.pavonerisorse.it, 11 gennaio 2016.

[5] Giancarlo Cerini, "Aspettando la formazione in servizio 'obbligatoria' cosa 'mettiamo' nel PTOF?", www.andisblog.it, 26 dicembre 2015.

[6] FLC CGIL Nota del 12 gennaio 2016, "Formazione in servizio dei docenti: una nota ministeriale scavalca le Organizzazioni sindacali e il Contratto nazionale di lavoro", www.flcgil.it, 12 gennaio 2016.

[7] Antonio Valentino, "Comitati di valutazione per il merito: tra spiragli (pochi) e incertezze (molte). Sopravviveranno?", www.scuolaoggi.com, 1 febbraio 2016.

[8] Francesca Napoletano, "La valutazione dell'insegnante, tra paure e necessità", www.scintille.it, dicembre 2015.

[9] DM 27 ottobre 2015, n. 850, "Obiettivi, modalità di valutazione del grado di raggiungimento degli stessi, attività formative e criteri per la valutazione del personale docente ed educativo in periodo di formazione e di prova, ai sensi dell'articolo 1, comma 118, della legge 13 luglio 2015, n. 107". Ed anche la Nota MIUR 05 novembre 2015, prot. n. 36167, "Periodo di formazione e di prova per i docenti neo-assunti. Primi orientamenti operativi".