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Barbiana: un esempio di apprendimento con metodo cooperativo

Barbiana don milani cooperativedi Riccarda Viglino
maestra elementare, insegnante e formatrice

Maggio 2017

Purtroppo la "voce più originale della Pedagogia Italiana del '900”, resta ancora muta e sola, sempre più improponibile nei metodi, fuori dalle sicurezze degli schemi pedagogici e, ciò che è peggio oggi, fuori moda.

Tutti sanno che la scuola di Barbiana funzionava all’interno della casa canonica in una piccola stanza senza riscaldamento, con pochi arredi essenziali e tappezzata di carte geografiche, per l’intera giornata con una breve interruzione per il pranzo. Non c’era la ricreazione e non c’erano giochi, soltanto a volte lo sci d’inverno e qualche tuffo d’estate nella piccola piscina che gli alunni stessi avevano costruito insieme al priore. Non facciamo mai ricreazione e mai nessun gioco. Quando c'è la neve sciamo un'ora dopo mangiato e d'estate nuotiamo un'ora in una piccola piscina che abbiamo costruito noi. Queste non le chiamiamo ricreazioni ma materie scolastiche particolarmente appassionanti! Il priore ce le fa imparare solo perché potranno esserci utili nella vita .

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Quando l’altro diventa un problema: decentrare lo sguardo per insegnare e apprendere

bandiera romdi Isabella Pescarmona (Febbraio 2017)

“I nuovi iscritti [...] costituiscono un grandissimo problema, che si fa sempre più preoccupante di mano in mano che il loro numero va crescendo. Queste variazioni degli iscritti, che si ripetono abbastanza di frequente nella mia classe, non fanno altro che aggiungere nuovo scompiglio a quello già notevole esistente”1. Scrive così un’insegnante riferendosi alla sua classe in cui sta aumentando considerevolmente il numero degli scolari immigrati.
Che gli studenti che provengono da altri paesi siano percepiti come un “problema” non è una novità e questo è di sicuro un commento che più o meno tutti abbiamo sentito nei corridoi delle nostre scuole o fra alcuni genitori.

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Educa-tè: dall’integrazione all’inclusione attraverso i genitori

bere tedi Daniela Pavan (Gennaio 2017)

Scrivo alla fine di un mese/anno che non lascia ben sperare intorno al tema dell’integrazione. 
Ma scrivo perché penso che solo immaginandola migliore, la realtà inizia a cambiare, scrivo perché la mente è l’unico spazio di libertà anche nei regimi totalitari, anche nei luoghi di reclusione, anche laddove l’oggi sembra disattendere ogni speranza, scrivo perché sono una inguaribile idealista, concreta ed appassionata.
Questo è il resoconto di una esperienza di inclusione reale - perciò possibile - attuata in un territorio del comune di Treviso negli ultimi cinque anni.

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L’approccio cooperative nei percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva – II Parte

cittadinanza attivadi Fabrizio Santini (Ottobre 2016)

Ci siamo dedicati nel precedente articolo (Luglio 2016) ad illustrare alcuni aspetti legati alla tematica della partecipazione democratica e ai processi cooperativi che possono sostenerli e facilitarli.

Ci dedicheremo in questo contributo ad un approfondito esame sul tema della partecipazione democratica che ci permetta di individuarne criticità e potenzialità. Lasciamo al pdf l'approfondimento sulla normativa in Toscana (la prima regione italiana con un corpus legislativo dedicato).

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Giocando si impara: come costruire in classe un clima inclusivo

findhorn foundation and community 3541di Giovanna Malusà (Settembre 2016)1

Uno, due, tre, pronti e… via!!
Certo, cominciamo la scuola con un gioco, perché no? Anzi, con una serie di giochi non scelti a caso, ma finalizzati alla progressiva costruzione di un gruppo classe aperto alla conoscenza di sé e dell’altro, dapprima quasi “in punta di piedi” e poi sempre più in profondità, per sviluppare un senso di appartenenza e di fiducia reciproca.

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Il Cooperative fuori dalla scuola - I Parte

cittadinanza attivaL’approccio del cooperative learning nei percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva

Di Fabrizio Santini (Luglio 2016)

Dopo decenni di studi e sperimentazioni l’apprendimento cooperativo inizia oramai a diffondersi in molte scuole anche in Italia. Anche se è ancora molto raro un orientamento totale dell’Istituto scolastico alla “filosofia” oltre che alle metodologie cooperative (come ad esempio si può riscontrare in UK nelle scuole del circuito www.co-operativeschools.coop o della rete http://csnetwork.coop/ ), in Italia oramai molti insegnanti nella loro pratica educativa e didattica, inseriscono segmenti di apprendimento cooperativo.

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Intercultura e dintorni: per continuare a pensare

fiore nello spaziodi Isabella Pescarmona (Febbraio 2016)

Gli ultimi fatti di cronaca portano sulla scena con intensità vertiginosa barconi che attraversano il Mediterraneo, immagini di attentati terroristici,confronti e scontri sulla chiusura delle frontiere in Europa, obbligandoci a porci costantemente in relazione all'Altro, al "barbaro", al diverso, a ciò che viene da lontano. Presi in questa spirale continua è come se fossimo chiamati a dare delle risposte immediate - reazioni emotive per lo più – e ad assumere verso questi eventi una posizione per lo più sommaria. Difficilmente si ha la sensazione di essere presi in uno spazio di discussione dove riflettere, o anche solo dove porre domande.

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Insegnare: una professione civica

assembleaEducazione alla Cittadinanza come contenuto trasversale delle discipline
Di Daniela Pavan (Gennaio 2016)

Cosa ho fatto oggi per preparare i cittadini del domani? Cosa ho detto per ispirare i miei allievi? Come posso essere esempio di coerenza concettuale, di congruenza umana, di forza etica attraverso la mia disciplina?
Ogni insegnante si dovrebbe interrogare sulla trasversalità della propria disciplina, sugli aspetti civici e sulle risposte ai grandi interrogativi di valore che la sua disciplina offre.
Ogni giorno incontriamo ragazzi il cui obiettivo è "essere promossi" oppure "affrontare con successo l'anno scolastico" come se la scuola fosse un ostacolo da superare, un tempo da riempire e non un uno strumento da utilizzare, un trampolino da sfruttare per compiere quel balzo nella vita adulta che è necessario per realizzarsi come Persona.

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Costruire la democrazia a scuola

cittadinanzadi Riccarda Viglino (Marzo 2015)

"Eppure sono nati e cresciuti qui, da noi, in uno stato democratico...".

Questa frase, o altre simili a questa, sono state espresse in modo ricorrente in telegiornali, dibattiti televisivi, inchieste, sui recenti fatti di Parigi, o nei frequenti servizi che documentano le partenze di giovani europei immigrati di seconda o terza generazione per combattere nell'esercito dello Stato Islamico. Queste affermazioni dei media rispecchiano e contribuiscono a formare, il pensiero comune: nonostante abbiamo offerto loro le nostre democrazie, sono dei barbari.

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IL COHOUSING, un modo di vivere vecchio come l’umanità

cohousingdi Riccarda Viglino (maggio 2012)

L’attenzione di Scintille alla costruzione di contesti e processi che producono benessere individuale e collettivo attraverso la cooperazione, ci porta ad occuparci di un’esperienza nuova che si sta diffondendo in modo sommesso ma costante: il cohousing.
Il cohousing spesso tradotto in italiano come “condominio solidale”, nasce in Scandinavia negli anni 60, ed è oggi diffuso soprattutto in Svezia, Olanda, Danimarca, Stati Uniti, Inghilterra, Canada, Australia, Giappone, anche se non mancano numerose esperienze in altri paesi tra cui l’Italia .

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Dirigenti oggi: la sfida della leadership nella scuola

leadership-clouddi Chiara Riello (febb. 2012)

Il paradigma della “complessità” pone il Dirigente Scolastico di fronte a problemi nuovi. L’organizzazione scolastica non può più essere governata da regole semplici, rappresentata da una leadership paternalistica, diretta secondo procedure lineari e consolidate nel tempo. L’autonomia organizzativa e didattica contribuiscono ad accrescere la responsabilità progettuale della scuola e la inseriscono in una rete di relazioni con il territorio che richiede capacità di proposta, di negoziazione, di governo in termini certamente più impegnativi rispetto al passato.

La funzione dirigenziale viene sollecitata ad esprimersi attraverso un allargamento di responsabilità e così nuove figure sono chiamate sempre di più ad affiancare il dirigente e a condividere responsabilità dirigenziali.

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Leadership educativa e resilienza oggi

resilienzadi Daniela Pavan (gen. 2012)

E’ ancora possibile oggi parlare di leadership educativa? Di fronte al cambiamento e alla crisi, la risorsa di cui abbiamo bisogno di più è la nostra resistenza.

Tagli di bilancio, chiusura di progetti, riduzione di personale, chiusura delle scuole al di sotto di un certo numero di alunni, cambiamenti nei processi di valutazione delle responsabilità degli insegnanti e dirigenti. Gli educatori non hanno mai affrontato tanti cambiamenti e sfide quotidiane come in questo momento di difficoltà economiche a livello nazionale e mondiale.

 

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