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Curricolo verticale. Realtà o utopia

curricoloverticaledi Francesca Napoletano (Novembre 2016)

Da molti anni si parla nella scuola della redazione di un curricolo verticale d’istituto, con l’intento di promuovere una coerenza formativa negli istituti comprensivi e di valorizzare le peculiarità della scuola stessa.
Molti docenti lo vedono come un adempimento burocratico senza un’utilità pratica, tanto più perché non sembra esserci un modello univoco di redazione del curricolo. Di fatto redigere questo documento significa riflettere su quale continuità si vuole dare al percorso formativo di ogni studente dalla scuola dell’infanzia all’uscita dalla scuola secondaria di primo grado, ma che possa continuare lungo l’intero arco della vita.

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Dalla Lim alla Flipped Classroom (classe capovolta)

flippeddi Giuliana Lo Giudice e Daniela Pavan (Aprile 2014)

Passando attraverso la centralità della relazione studente - insegnante

Già da alcuni anni le Lim sono entrate a far parte dell'arredo delle classi nelle scuole italiane. Inizialmente introdotte dall'"alto", grazie alla lungimiranza di qualche docente e dirigente, hanno avuto una più larga diffusione per effetto degli investimenti cospicui da parte del Ministero dell'Istruzione, che ha cercato di dotare di una o più Lim quasi ogni istituto del territorio nazionale.

Il "la" dato dal Ministero ha molto spesso stimolato iniziative indipendenti degli istituti stessi, che hanno attinto da risorse interne per attrezzare laboratori o aule.

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Un testo 'pre-testo' per ripensare alla nostra scuola di base

scuola ministero bandieredi Giancarlo Cerini (Febbraio 2013)

E’ ancora tempo di Indicazioni?

La pubblicazione di nuove Indicazioni (o programmi didattici) per la scuola rappresenta sempre un'occasione per reinterrogarsi sul significato dell'istruzione in una società che sembra distratta da altre ben più gravi questioni, e invita gli insegnanti a ridefinire il 'senso' del proprio lavoro educativo a scuola. Non è automatico che questo avvenga, perché ci sono altre (forze che condizionano il lavoro dei docenti: non solo i programmi ma, ad esempio, i libri di testo) le aspettative dei genitori, i rapporti con i colleghi, il sistema di valutazione (pensiamo alle prove Invalsi), le abitudini o le sicurezze personali, le sollecitazioni del dirigente e, soprattutto, le concrete condizioni in cui si svolge l'insegnamento.

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Virtuale o reale? ... Reale e virtuale? Questo è il dilemma

lim_alunnidi Daniela Pavan (Gennaio 2013)
Recentemente (4/12/2012) si è svolto su Repubblica - e si poi diffuso in Facebook - un dibattito che ha visto come promotore il maestro Franco Lorenzoni, l’ideatore della Casa laboratorio Cenci in Umbria che da decenni offre  esperienze di apprendimento.
Porta il titolo “Appello perché bimbi e bimbe fino a 8 anni siano liberi da schermi e computer nella scuola”.
Hanno partecipato in molti.
Tra questi il “maestro” - ex sottosegretario all’Istruzione - Marco Rossi Doria con una lettera-saggio "Tradizione e innovazione per la scuola del XX Secolo", la prof.ssa Maria Clotilde Pontecorvo - Professore Emerito di Psicologia dell'Educazione dell'Università di Roma "Sapienza" -, il prof. Francesco Tonucci – responsabile del progetto “La città del bambino” (cittàQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.), Fausto Fabbri, fotografo pubblicitario e cofondatore del mensile di interviste e foto “Una Città”, e moltissimi altri
In questa newsletter proponiamo il link al sito ove è riportato il dibattito perché vorremmo svolgere un effetto eco anche tra i nostri lettori, o per meglio dire,  effetto eco – ri - flessione.

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Apprendere in rete

apprendere_in_reteUn progetto della Microsoft Italia
Le attuali politiche scolastiche europee assumono a tema centrale la produttività della scuola: l'obiettivo comune è portare tendenzialmente tutti i giovani al conseguimento di standard formativi idonei a valorizzarne le caratteristiche individuali.

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