Search

Valutare le scuole, valutare il sistema: alcune riflessioni critiche

valutazionedi Ludovico Di Giovine (Marzo 2013)

(2a parte)

 

1. Punti critici dello Schema di regolamento

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione ha reso noto (20/11/2012) il suo parere sullo Schema di regolamento sottolineando quattro aspetti critici:

 

  • le scuole rischiano di essere ridotte a puro “oggetto” della valutazione e non parte attiva del processo sperimentale - ciò richiederebbe in primo luogo investimenti mirati – in netto contrasto con il profilo giuridico delle istituzioni scolastiche che sono riconoscute come titolari di una autonomia costituzionalmente garantita;
  • compiti e funzioni dei tre soggetti/cardine (INVALSI, INDIRE, Corpo ispettivo) richiedono un profondo lavoro di ristrutturazione/qualificazione e investimento, senza il quale verrebbero a mancare i presupposti per l’architettura di sistema;
  • manca qualsiasi riferimento al necessario rapporto con le istituzioni del territorio; una valutazione di sistema non può prescindere da questo nesso così fondamentale per l’analisi e lo sviluppo di una scuola di qualità;
  • alcun riferimento si rileva nei confronti della Scuola dell’Infanzia che pur vanta significative riflessioni e ricerche legate alla valutazione.

Il CNPI, inoltre, rileva che il Regolamento presenta un impianto rigido che non lascia margini per una reale pratica da parte delle scuole e dei suoi attori, finalizzata al miglioramento in itinere del procedimento valutativo.

Non pochi i rilievi mossi anche dal Consiglio di Stato nel richiesto parere reso noto il 16/01/2013. Le numerose osservazioni che propongono, in sostanza, una riscrittura dello Schema di regolamento, sono così sintetizzabili:

  • per ragioni di semplificazione e di omogeneità “sarebbe opportuna l’emanazione di un unico regolamento destinato a disciplinare, in modo coordinato, il sistema di valutazione”;
  • la norma legislativa sembra indirizzata essenzialmente alla disciplina della struttura piuttosto che all’individuazione delle funzioni, attività, procedimenti;
  • resta nel vago, nel suo complesso, la funzione ispettiva mentre lo Schema considera il “corpo ispettivo” una delle “tre gambe” del SNV (Sistema Nazionale di Valutazione)
  • appare generica l’individuazione delle finalità generali del sistema scolastico coincidenti con “il miglioramento della qualità formativa” e, nel contempo, dovrebbero essere meglio specificati l’oggetto e i contenuti della valutazione;
  • lo Schema introduce una serie di norme non previste dalla Legge di riferimento come ad esempio: la ridefinizione dei compiti dell’INDIRE, l’istituzione della Conferenza per il coordinamento funzionale del SNV, l’istituzione dei “nuclei per la valutazione esterna” composti da soggetti diversi dagli ispettori.

I prescritti pareri istituzionali, con le numerose osservazioni critiche manifestate, hanno avuto il merito di richiamare l’attenzione e stimolare la discussione sulla questione inducendo, tra l’altro, dieci associazioni, citate in premessa, ad uscire pubblicamente con un importante documento: “La valutazione: un tema cruciale, un impegno condiviso” (21/01/2013). Le dieci Associazioni che hanno elaborato il documento, prime firmatarie, opportunamente rilevano: “La valutazione di sistema è atto politico e ne derivano indicazioni di governo del sistema stesso (…) L’aura di neutralità tecnica di cui è avvolto il dibattito su questo tema opacizza strumentalmente la vera natura di qualsiasi processo valutativo: atto esplicitamente politico, che non va negato né nascosto. Al contrario, è necessario esplicitare i valori e gli obiettivi che indirizzano la valutazione , la cui definizione deve essere pubblica e democratica”. A proposito della valutazione degli alunni mediante le prove INVALSI, uno degli elementi ritenuti decisivi nello Schema di regolamento del SNV, le Associazioni sottolineano: “Le prove nazionali inserite negli esami conclusivi pesano in modo discorsivo ed esagerato su quelli che sono gli esiti di un percorso individuale che deve invece poter essere adeguatamente riconosciuto e valorizzato secondo l’idea di una valutazione che precede, accompagna e conclude un determinato percorso didattico-formativo. (…) Va abbandonata la prassi di considerare le prove INVALSI come l’unico strumento per procedere alla valutazione tout court del sistema scolastico, degli istituti, dei docenti. Le prove INVALSI standardizzate possono rappresentare un utile strumento per una rilevazione nazionale degli apprendimenti. Non c’è, però, alcun bisogno di svolgere questo tipo di rilevazioni su base censuaria, come stanno a dimostrare le rilevazioni internazionali. Inoltre, una valutazione di sistema non può concentrarsi solo su una rilevazione degli output del sistema di istruzione, ma deve occuparsi anche dei processi che determinano quegli esiti”.


2. Punti irrinunciabili

Il già richiamato documento delle Associazioni, in maniera chiara, pone una questione di fondo: “L’esplicitazione dell’idea di scuola alla quale si intende fare riferimento è premessa ineludibile per la costruzione di un sistema di valutazione nazionale. Eguaglianza formale e sostanziale delle opportunità, capacità del sistema educativo di coniugare il diritto di tutti allo studio con la qualità dell’istruzione, valorizzazione dei meritevoli come stabilito dalla Costituzione, rappresentano principi inderogabili che tutto il Paese dovrebbe tenere ben presenti per elaborare un’idea condivisa di scuola. Altrimenti, come accade nello Schema di regolamento del SNV proposto dall’attuale Governo, la scuola che si vorrebbe valutare rimane una realtà indeterminata e neutra”.
Valutare non può consistere nel formulare graduatorie tra scuole e premiare le “migliori” come non ha senso valutare le scuole senza interventi sistematici e ricorrenti volti da una parte a qualificare la professionalità docente e dall’altra ad attivare percorsi di miglioramento che, successivamente, in tempi definiti, possano essere valutati. Un ruolo attivo dei docenti è non solo auspicabile ma necessario per uscire dall’autoreferenzialità: la diffusione della cultura dell’autovalutazione e della valutazione, con la condivisione di criteri, strumenti e buone pratiche, sono la via obbligata di un percorso di miglioramento complessivo della scuola. Giancarlo Cerini, con riferimento al mondo degli operatori della scuola, nella sua citata nota giustamente osserva: “E’ avvertita l’esigenza di una condivisione delle scelte, di un gioco di squadra che renda più efficace l’insegnamento in una classe e il lavoro a scuola. Il concetto di comunità professionale ben si addice ad un ambiente cooperativo ad alta intensità relazionale come è la scuola. I meccanismi valutativi e premiali non dovrebbero contraddire e deludere questa aspettativa. Anche in questo caso, sembra dunque opportuno spostarsi da una valutazione per ‘premiale’ (tipica del progetto MIUR denominato ‘Valorizza’, ora accantonato) ad una valutazione per ‘migliorare’, sapendo che i risultati sono migliorabili attraverso il confronto, la formazione permanente, la partecipazione ad un contesto professionale stimolante e motivante “ (G. Cerini, cit., p. 60).
Alla luce del dibattito in corso, e dello stesso parere espresso dalla 7^ Commissione del Senato, tra l’altro in coincidenza con una fase di potenziali importanti cambiamenti nelle politiche governative riguardanti la scuola, sembra irrinunciabile l’affermazione comunque di alcuni punti nella definizione del Sistema Nazionale di Valutazione:

  • evitare un approccio premiale o, per converso, sanzionatorio (che, tra l’altro, ha prodotto resistenze e fraintendimenti in più occasioni nel troppo lungo iter decisionale); è cosa ben diversa un meccanismo “meritocratico” e “premiale” rispetto alla valutazione di sistema: la meritocrazia e la premialità tra scuole, spesso sono servite e servono a spostare l’attenzione dalla fase di crisi del sistema e a rinviare interventi seri di risanamento e qualificazione
  • le scuole devono essere tenute in conto già nell’individuazione delle priorità strategiche del Sistema Nazionale di Valutazione e devono farsi protagoniste, anche in rapporto con le istituzioni del territorio, del processo complessivo
  • uno “spazio” paritetico deve essere previsto, in un rapporto dialettico costruttivo, tra i nuclei di valutazione interna delle scuole ed i nuclei di valutazione esterna
  • “A presiedere i processi valutativi, a validarne tecnicamente e scientificamente gli esiti, a supportarli anche fornendo gli strumenti adeguati, a declinare gli indicatori in descrittori, dovrà essere un Ente caratterizzato innanzitutto da terzietà” (Associazioni, doc. del 21/01/2013)
  • l’enfasi sull’importanza della valutazione di sistema (come, ad esempio, sull’importanza delle nuove tecnologie) si giustifica solo se prima e contemporaneamente si investe (economicamente e socialmente) su obiettivi prioritari per migliorare effettivamente le performance del sistema scolastico; gli investimenti per tenere in vita costosi apparati (INVALSI, INDIRE, ecc.) potrebbero, almeno in parte, servire per sostenere direttamente processi innovativi nelle scuole: c’è da chiedersi, ad esempio, sono scientificamente fondate e necessarie misurazioni a tappeto, su base censuaria, inserite in procedimenti complessi e dispendiosi?
  • prevedere forme di valutazione e rendicontazione sociale anche per il funzionamento e la gestione di INVALSI, INDIRE, MIUR, Uffici scolastici regionali e provinciali

Recentemente G. Cerini ha scritto. “La scuola (ogni scuola) dovrebbe essere aiutata a praticare una corretta cultura della valutazione, vivendo in maniera meno conflittuale di oggi il rapporto con le diverse fasi della valutazione. Inoltre tutto questo ha un costo, richiede investimenti in termini finanziari e di energie umane. C’è già chi (M.G. Dutto, n.d.r.) acutamente propone che per ogni euro speso per incrementare la valutazione, un altro euro sia investito per la formazione in servizio del personale” (G. Cerini, “Un sistema in fieri. Il dibattito sul regolamento SNV”, in Strumenti e cultura della valutazione, Tecnodid, Napoli, 2013, pp. 158-159).

3. Conclusioni

Il 14 febbraio la Commissione Istruzione del Senato ha espresso parere favorevole sullo Schema di regolamento del SNV con alcune osservazioni di particolare importanza: “omissis 4. si manifesta preoccupazione per il ruolo delle scuole nel processo di valutazione, che vanno coinvolte nell’individuazione delle priorità strategiche del sistema nazionale di valutazione e messe nelle condizioni di essere protagoniste del processo di progressivo miglioramento della qualità del servizio nel rispetto del principio di sussidiarietà e in relazione al necessario rapporto con le istituzioni del territorio. A questo fine, occorre assicurare uno spazio idoneo all’autovalutazione delle istituzioni scolastiche; 5. si invita a dare il giusto peso anche ai nuclei di valutazione interna, in relazione dialettica positiva con quelli esterni attraverso il coinvolgimento dei soggetti interessati (stakeholders), come indicato anche dall’Unione europea; 6. si auspica che l’attività di valutazione si rapporti in maniera proficua anche con le rilevazioni esterne, come ad esempio, le indagini OCSE-PISA, PIRLS e TIMMS”.
Sembrerebbe che l’annosa questione, anche grazie alla mobilitazione di sindacati e associazioni, si avvii a soluzione. Restano tuttavia alcuni interrogativi proprio sui tempi imposti in nome dell’urgenza determinata da presunte sollecitazioni europee Ancora una volta, come già in precedenti passaggi normativi, nei decisori sembra prevalga la preoccupazione di salvaguardare determinati assetti organizzativi, espressione di orientamenti culturali e politici, piuttosto che aspetti funzionali e di merito.
E sono gli studenti, nel documento “Valutati, non schedati. Il nuovo Servizio nazionale di valutazione”, a trovare le parole giuste per questa fase del dibattito: “Le critiche all’attuale modello di valutazione sono state più volte ricondotte alla ‘paura d’essere valutati’: chi lo fa rifiuta espressamente una valutazione che non sia strumento di controllo. Quella che i ‘No INVALSI’ rivendicano è al contrario un’idea di valutazione narrativa e processuale, che non veda i percorsi formativi come percorsi lineari su cui o si va avanti o si va indietro, o si viene promossi o bocciati, ma come processi circolari di cui la valutazione descrive di volta in volta le lacune e i punti di forza che lo studente o l’istituto scolastico sviluppa. Un’idea di valutazione fortemente in contraddizione con quella semplicistica che i test INVALSI rappresentano, una valutazione basata sulla ricerca, indipendente dal MIUR, che sostenga un’idea di scuola pubblica, laica e cooperativa” (reperibile in Internet alla URL www.unionedeglistudenti.net).

Bibliografia minima

AA.VV., Per l’autodiagnosi del sistema scolastico, in “Scuola Toscana”, n. 2, maggio-agosto 1994
Castoldi Mario, Verso una scuola che apprende, SEAM, Roma, 1995
Petracca Carlo, Valutazione della scuola, La Scuola, Brescia, 1996
Alulli Giorgio, Le misure della qualità. Un modello di valutazione della scuola dell’autonomia, SEAM, Roma, 2000
Martini Angela (a cura di), Autovalutazione e valutazione degli istituti scolastici, Tecnodid, Napoli, 2002
Castoldi Mario, Si possono valutare le scuole? Il caso italiano e le esperienze europee, SEI, Torino, 2008
Spinosi Mariella (a cura di), Speciale valutazione, Tecnodid, Napoli, 2010
Cerini Giancarlo, Una certa idea di valutazione, Homeless Book, Faenza, 2012
AA.VV., Strumenti e cultura della valutazione, “Voci della scuola”, n. 2/2013, Tecnodid, Napoli, 2013