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La danza dell’esistere: un percorso di educazione alla vita attraverso la rielaborazione del lutto

morteevitaA cura di Daniela Pavan

In un periodo in cui la scuola si sta volgendo alla ricerca di quali possano essere i percorsi più adatti per costruire, insegnare, far apprendere competenze, cosa ha reso il percorso efficace?

Se le competenze non sono più requisiti delle discipline e neppure dei contesti organizzativi, ma indicano qualità etiche degli allievi in quanto persone in grado di assumere responsabilità autonome e dotate di senso e di utilità nel contesto di studio, di lavoro e di vita sociale forse sono proprio gli incontri realizzati, proprio le persone incrociate, i contesti praticati che ci hanno permesso di dar valore al nostro "fare scuola", rendendola esperienza viva, in cui le singole azioni erano volte ad una finalità etica .
Proponiamo la narrazione di questo percorso perché crediamo che sia la dimostrazione che l'apprendimento nasce quando si offre ai ragazzi un'occasione di incontro profondo con se stessi e di contatto con ciò che conta, ossia la persona umana in ogni momento della sua esistenza.

L'argomento in evidenza è stato quello della morte, della separazione e di tutto ciò che concorre alla rielaborazione del lutto. Tema di frontiera, per pochi sfortunati, che non ci riguarda, tema di nicchia... forse tema tabù.
L'approccio a questo contenuto nel nostro caso è stato dato da cause immediate: dei lutti che avevano colpito di recente stretti familiari degli alunni inseriti nelle classi in cui si è avviato il percorso.
In questi casi può capitare che risulti più immediato soprassedere, evitare l'argomento con lo scopo di evitare il dolore o l'imbarazzo.
Noi abbiamo deciso di immergerci a capofitto...
e.... le conclusioni cui siamo giunti sono state sorprendenti, quasi imprevedibili: il contatto con la morte e con la malattia si è trasformato, ha subito una mutazione ed è diventato - a detta dei ragazzi stessi - "prevenzione di comportamenti a rischio" in adolescenza come potrebbero esserlo la guida spericolata, l'assunzione di sostanze stupefacenti, di alcol o l'esibizione di comportamenti sessuali a rischio.
In qualche misura avere un contatto ravvicinato con la perdita ha restituito importanza ai legami, avvicinarsi alla malattia o ai morenti, quelli veri e non quelli del cinema, ha permesso dar valore alla vita ed ha messo in contatto con la propria personale responsabilità in relazione al suo divenire.

Gli alunni hanno cominciato ad interrogarsi. Queste alcune delle domande in campo;
"Perché bisogna già parlare della morte se abbiamo solo 13 anni? Qual è la felicità nella vita? Dove si va dopo la morte? Perché esistono tutte queste malattie? Cosa è la vita e cosa è la morte? Perché esiste la morte?"
Ma hanno cominciato anche a fioccare le loro risposte: "Ho capito che è importante vivere ogni momento come se fosse l'ultimo"
"Ho capito che la vita è una e bisogna avere cura di lei"
"Ho capito che non è mai troppo tardi per essere felici e anche i minimi gesti possono essere importanti"
"Ho capito che bisogna aiutare le persone a riavere la propria speranza perché senza di essa non si va da nessuna parte"
"Ho capito che stiamo crescendo"
"Ho capito che se non cogli l'attimo il tuo futuro può cambiare"

Tempo, Ricerca e Relazione sono stati tre indicatori di percorso necessari.

Il primo indicatore è il tempo.
Tempo perché "le cose a lungo preparate, come nell'orto o nei campi, lentamente crescono. Il tempo, è qualcosa di così prezioso... ma non in nostro possesso.
La lezione delle stagioni ci ha detto di seminare, cioè dare opportunità ai nostri studenti, e attendere. Anche con le emozioni o con le cose che contano è così.
Le cose del cuore hanno bisogno di tempo e dell'inverno, della stagione buia e fredda per poter fiorire nel silenzio. Altrimenti rischiano di sciuparsi o di essere annientate dalla troppa luce, che non ammette il pudore."
"Questo, i ragazzi e noi, abbiamo provato: la dignità e il valore del pudore, difesa estrema della fragilità e della bellezza della vita." È l'opinione degli insegnanti coinvolti.

Il secondo indicatore è la ricerca.
Ricerca perché è stato necessario interrogare e interrogarsi più volte, in un ciclo continuo e reciproco, in cui l'alunno chiedeva a sé, al compagno, al genitore, all'insegnante, al volontario per poi tornare a se stesso con domande di cui neppure gli insegnanti conoscevano la "risposta giusta" perciò autentiche.

Il terzo indicatore è la relazione.
Relazione perché quanto abbiamo vissuto con le persone che lavorano all'Hospice o che donano il loro tempo all'Advar - una libera associazione, che opera a Treviso e nei comuni dell'ULSS n.9, offrendo assistenza domiciliare gratuita ai malati di cancro in fase avanzata e terminale e alle loro famiglie attraverso i propri volontari e i propri operatori sanitari - ha creato in noi una spontanea simpatia e sintonia, immediatamente. I ragazzi hanno reagito in modo eccezionale, con naturalezza e fine sensibilità: nulla è sfuggito, nulla è stato per caso.

Alcuni dati tecnici.

Tempi: 100 giorni dal 10 dicembre al 20 aprile 2011

Metodi: Cooperative Learning

Strumenti: un libro "Oscar e la dama in rosa" di E. Schmitt, molte immagini (foto, disegni, quadri) e della musica realizzati o scaricati dai ragazzi, le presentazioni multimediali assieme ai vecchi temi

Protagonisti: 74 ragazzi, 3 insegnanti, 15 volontari, personale medico e infermieristico, parecchi familiari, 2 malati

Percorso: il percorso con i ragazzi e le loro famiglie si è suddiviso in varie fasi.
A) Apertura del tema: incontro di Consiglio di Classe, incontri collettivi e individuali con le famiglie, annuncio del percorso in classe
B) Aggancio comunitario dei ragazzi: avvio ufficiale a classi aperte in auditorium (10 dicembre 2010)
C) Esplorazione dell'argomento: lettura individuale del testo "Oscar e la dama in rosa", sottolineatura, rilettura di parti sottolineate individualmente, discussione, narrazione di vissuti personali (dicembre – gennaio 2011)
D) Produzione delle proprie riflessioni: produzione di tre tipi di elaborati diversi per ogni classe partecipante (disegni, powerpoint, video musicale) (febbraio – marzo 2011)
E) Nuova esplorazione dell'argomento: preparazione e realizzazione dell'intervista a 4 volontari (9 aprile 2011)
F) Metacognizione: stesura di lettere ai volontari o di temi di revisione dell'attività
G) Incontro alla Casa dei Gelsi (20 aprile 2011) costruito su tre momenti:
a. esplorazione/conoscenza del luogo,
b. incontro/relazione con interlocutori significativi,
c. condivisione/regalo dei propri prodotti.


E dopo tutto ciò abbiamo veramente capito che

"Solo coloro che si tengono lontani dall'amore possono evitare la tristezza del lutto. L'importante è crescere, tramite il lutto, e rimanere vulnerabili all'amore" (John Brantner) o come Alberto, un alunno, ha scritto "Se la vita è il dono, o almeno il prestito, più bello che uno ti possa concedere, forse il suo senso sta proprio nel donare qualcosa che tu hai e gli altri non hanno...perché non è mai troppo tardi per imparare ad amare la vita."
Grazie!