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Sviluppare gli atteggiamenti (disposizioni della mente) per promuovere competenza

di Francesca Napoletano (Aprile 2015)

Nei paesi anglosassoni li definiscono “Habits of Mind”, gli abiti della mente. Comunemente in italiano si parla di atteggiamenti, altri li traducono con disposizioni della mente. Non sono abilità ma modalità con le quali si agisce, si utilizzano le conoscenze, si dà senso alle proprie attività. Gli atteggiamenti sono il modo con il quale si dà “sapore” e “colore” alle azioni, possiamo distinguere il livello di qualità delle azioni stesse, per esempio “scrivere un testo” sarebbe una operazione “insipida” e non si comprenderebbe il modo in cui questa attività viene svolta, se non si aggiungesse: “con accuratezza, dovizia di dettagli e attenzione alla coerenza logica”.

Si definisce la “competenza” come “una combinazione di conoscenze, abilità e atteggiamenti appropriati al contesto”. (Fonte: Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006). Si parla dunque di atteggiamenti, ma di solito essi non vengono considerati nella didattica quotidiana. Eppure senza un modo di fare specifico, che dia “sapore” alle azioni, difficilmente possiamo definire una persona competente. Pensiamo ad un medico. Fa la differenza se, non solo sa fare una diagnosi ma la sa comunicare con chiarezza e precisione al paziente, se sa ascoltare quest’ultimo con comprensione empatica, o se è accurato nel fornire consigli e terapia e persiste fino a quando non individua miglioramenti. È un esempio di come, assumere atteggiamenti adeguati fa la differenza tra l’essere più o meno competente.
Ciò che migliora la competenza è certamente la pratica e il suo esercizio, ma l’esercizio da solo non è sufficiente a spiegare il miglioramento continuo delle nostre abilità.
Ciò che una persona è o è diventata, è frutto anche della capacità di riflettere continuamente su se stesso, di controllarsi, di auto-dirigersi, di correggersi, di resistere all’impulsività, di cercare alternative, di trovare analogie, di accorgersi dell’unilateralità di determinate posizioni, di persistere nella ricerca, di essere critica. In altre parole, la competenza sembra essere condizionata non solo dall’esercizio e dall’esperienza, ma anche dalla capacità di riflettere nel senso più ampio del suo significato, o da atteggiamenti che “accompagnano” più che esprimere abilità cognitive (Ennis, 1987).
A scuola, se si vuole progettare e insegnare per competenze si devono considerare gli atteggiamenti che devono essere promossi nella didattica quotidiana.
Di seguito si cercherà di dare alcune indicazioni che spieghino come integrare lo sviluppo degli atteggiamenti nella didattica.

“[Le disposizioni] sono abitudini della mente, inclinazioni, tendenze e caratterizzazioni. Diversamente dalle abilità, non sono mai pienamente possedute, ma piuttosto sono atteggiamenti che sembrano caratterizzare la volontà dell’essere umano: avere un atteggiamento a interrogarsi, a perseverare quando una risposta non è immediatamente conosciuta, ed essere disponibili a cambiare la propria mente alla luce di una nuova informazione” (Costa & Liebmann, 1997, p. 2).

Costa e Kallick (2006) e molti altri ricercatori ritengono che gli atteggiamenti possono essere appresi, al contrario di quanto si pensava in passato, quando si consideravano predisposizioni fisse e immodificabili. L’acquisizione e l’utilizzo di un atteggiamento dipende da quattro variabili:

  • il valore che si dà a un atteggiamento perché considerato consono o utile, e la scelta di metterlo in atto;
  • l’inclinazione, il sentire la tendenza ad applicare un certo atteggiamento;
  • la sensibilità, la percezione dell’appropriatezza e della significatività di quell’atteggiamento in un contesto;
  • l’impegno a riflettere sull’utilizzo dell’atteggiamento e quindi su come migliorarlo continuamente;
  • la linea di condotta da tenere per promuovere e incorporare gli atteggiamenti nelle azioni, nelle decisioni e nelle soluzioni di situazioni problematiche coerentemente con la scelta.

Disponiamo certamente di una grande quantità di atteggiamenti ma quelli che qui ci interessano di più sono gli atteggiamenti che hanno una influenza sull’attività cognitiva e sulla competenza: curiosità, persistenza, controllo dell’impulsività, precisione e accuratezza, ecc.
Perkins (1995) ci offre un elenco di disposizioni che sembrano importanti per l’intelligenza:

  1. riflessione aperta e disponibile al rischio
  2. curiosità intellettuale continua
  3. desiderio di chiarificazione e ricerca di comprensione
  4. tendenza a pianificare e ad essere strategici
  5. inclinazione ad essere intellettualmente attenti
  6. inclinazione a ricercare e valutare le ragioni
  7. autocontrollo meta cognitivo.

Costa e Kallick (2007) ne individuano 16:

  1. Persistere
  2. Gestire l’impulsività
  3. Ascoltare con comprensione ed empatia
  4. Pensare flessibilmente
  5. Pensare sul pensare (metacognizione)
  6. Impegnarsi per l’accuratezza
  7. Porre domande e problemi
  8. Applicare la conoscenza già posseduta a nuove situazioni
  9. Comunicare con chiarezza e precisione
  10. Raccogliere informazioni attraverso tutti i sensi
  11. Creare, immaginare, innovare
  12. Rispondere con meraviglia e stupore
  13. Assumersi rischi responsabili
  14. Provare un senso di umorismo
  15. Pensare in modo interdipendente
  16. Rimanere aperti a un apprendimento continuo

Gli atteggiamenti possono confondersi e intrecciarsi con i sentimenti, gli stili e le credenze. È difficile rintracciare la loro origine; sembra, tuttavia, che le persone (genitori, insegnanti, amici) che trasmettono un buon modello di disposizione, così come l’attività e la professione praticate, abbiano un ruolo importante. Gli atteggiamenti sono parte integrante della competenza. Lo si può notare anche nei traguardi di competenza delle Indicazioni Nazionali. Ecco degli esempi tratti dai traguardi:

  • “Riesce a risolvere facili problemi in tutti gli ambiti di contenuto, mantenendo il controllo sia sul processo risolutivo, sia sui risultati. Descrive il procedimento seguito e riconosce strategie di soluzione diverse dalla propria.” (matematica in uscita dalla scuola primaria)
  • -“L’allievo interagisce in modo efficace in diverse situazioni comunicative, attraverso modalità dialogiche sempre rispettose delle idee degli altri”(italiano in uscita dalla scuola secondaria di primo grado).

E’ possibile educare gli atteggiamenti scegliendo quelli che si ritengono più utili (considerando i traguardi di competenza), ponendo attenzione ad essi nelle pratiche quotidiane, proponendo agli studenti attività che li mettano in evidenza, facendo riflettere sul loro valore e la loro utilità nel metterli in pratica. Ad esempio, in un compito difficile, se si chiede allo studente di essere molto preciso e accurato nella scelta delle parole in una definizione, o di pensare qualche minuto prima di rispondere, si svilupperà o l’atteggiamento della perseveranza, o quello della precisione e accuratezza o quello del controllo dell’impulsività nella risposta, ecc.
Se volessimo promuovere l’atteggiamento del controllo dell’impulsività, dovremmo prima definire cosa intendiamo quando una persona sa usare tale atteggiamento:

  • pensare prima di agire;
  • costruire mentalmente quello che accadrà prima di cominciare un’azione, considerando alternative e conseguenze;
  • chiarificare e comprendere le indicazioni;
  • trattenersi dal dare giudizi affrettati prima di comprendere fino in fondo quello che si vede e si sente;
  • prendere tempo per riflettere prima di dare una risposta, ascoltando i punti di vista altrui.

In seguito è necessario individuare attività o strategie che possano promuovere questi atteggiamenti in classe.
Potrebbero essere utili alcune delle seguenti pratiche:

  1. Prima di iniziare un lavoro, dedicare del tempo a sviluppare e discutere le strategie per affrontare i problemi.
  2. Durante il lavoro, sollecitare gli studenti a descrivere come stanno procedendo, proponendo anche una mappa visiva del loro progresso e come vogliono proseguire. La descrizione potrebbe essere condivisa in coppia tra compagni
  3. Alla fine del lavoro, sollecitare la valutazione di come si è lavorato con le regole e le strategie, e guidarli a trovare modalità alternative più efficaci.
  4. Dare un tempo di attesa prima di invitare qualcuno a rispondere attraverso clessidre e altri strumenti che indichino il tempo
  5. Sollecitare a scrivere e descrivere cosa si è fatto (soprattutto quando il comportamento attuato è stato poco consono al contesto)

Una volta individuate le attività e le strategie da proporre è importante programmarle e inserirle nelle attività didattiche quotidianamente, così che possano diventare modi di fare, parte integrante del modo di essere.

Riprendendo il traguardo di competenza in matematica riportata sopra, se vogliamo che gli studenti “sappiano mantenere il controllo sul processo risolutivo e sui risultati”, possiamo attuare le pratiche prima elencate, durante la risoluzione dei problemi, nel percorso di apprendimento e valutare il livello di competenza considerando l’atteggiamento come una delle discriminanti.
Si ritiene che l’integrazione dello sviluppo degli atteggiamenti nella didattica quotidiana possa veramente fare la differenza tra insegnare perché gli studenti sappiano e sappiano fare e insegnare perché gli studenti diventino sempre più persone competenti capaci di vivere a pieno la loro vita personale e professionale, capaci di essere flessibili, e sempre pronti a continuare a migliorare.

Bibliografia

Costa, L. A. & Kallick, B. (2007). Le disposizioni della mente. Come educarle insegnando. Roma: LAS.
Costa, L. A. & Liebmann, R. (1997). The process-centered school: sustaining a renaissance community. Thousand Oaks, CA: Corwin Press.

Sitografia

www.habitsofmindinstitute.org

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