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Educazione alla Cittadinanza come contenuto trasversale delle discipline Di Daniela Pavan (Gennaio 2016)

Cosa ho fatto oggi per preparare i cittadini del domani? Cosa ho detto per ispirare i miei allievi? Come posso essere esempio di coerenza concettuale, di congruenza umana, di forza etica attraverso la mia disciplina? Ogni insegnante si dovrebbe interrogare sulla trasversalità della propria disciplina, sugli aspetti civici e sulle risposte ai grandi interrogativi di valore che la sua disciplina offre. Ogni giorno incontriamo ragazzi il cui obiettivo è "essere promossi" oppure "affrontare con successo l'anno scolastico" come se la scuola fosse un ostacolo da superare, un tempo da riempire e non un uno strumento da utilizzare, un trampolino da sfruttare per compiere quel balzo nella vita adulta che è necessario per realizzarsi come Persona.

Come possiamo preparare i nostri studenti a partecipare attivamente alla democrazia strutturando le nostre classi in modo autocratico? L'insegnante è il Congresso (fa le leggi), il Presidente (è l'esecutivo) , il giudice, la giuria e spesso anche il boia.

Usare strutture cooperative è un'alternativa che consente di fare sperimentare ai ragazzi il senso di appartenenza alla classe e promuovere rispetto e responsabilità individuale.

L'approccio brevemente descritto di seguito si fonda sulla ristrutturazione della classe per migliorarne il clima (Kagan, 1992).

di Riccarda Viglino (Marzo 2015)

"Eppure sono nati e cresciuti qui, da noi, in uno stato democratico...".

Questa frase, o altre simili a questa, sono state espresse in modo ricorrente in telegiornali, dibattiti televisivi, inchieste, sui recenti fatti di Parigi, o nei frequenti servizi che documentano le partenze di giovani europei immigrati di seconda o terza generazione per combattere nell'esercito dello Stato Islamico. Queste affermazioni dei media rispecchiano e contribuiscono a formare, il pensiero comune: nonostante abbiamo offerto loro le nostre democrazie, sono dei barbari.

di Isabella Pescarmona (Febbraio 2015)

Gli ultimi fatti di cronaca hanno riportato l'attenzione su un diritto fondamentale in cui si riconosce un regime democratico: la libertà di parola e di opinione. Se eventi come quello capitato a Parigi1 sollevano gli animi di quasi tutto il mondo in difesa di questo diritto, è anche vero che nella vita di tutti i giorni spesso diamo tale libertà per scontata e non sempre la esercitiamo con la consapevolezza politica (e rivoluzionaria) che essa comporta. Quando si apre il dibattito pubblico intorno al diritto di parola, si trova facilmente consenso sulla dichiarazione di principio, riconosciuto come diritto umano inalienabile, e ci si indigna del fatto che possa essere messo in discussione e calpestato.

di Isabella Pescarmona (Dicembre 2013)

In un clima educativo in cui siamo immersi nel dibattito su BES e DSA che invita a utilizzare strumenti come il PDP nel quale determinare misure dispensative e compensative, termini come equità e giustizia sociale sembrano essere passati di moda.

Le attuali direttive ministeriali sollevano questioni importanti rispetto alle difficoltà di apprendimento e ai bisogni educativi specifici, proponendo mezzi per raggiungere l'obiettivo dell'integrazione e del diritto all'apprendimento per tutti. Spesso però questi si riducono a procedimenti amministrativi o azioni compensative che poco modificano la situazione in classe e i processi di insegnamento-apprendimento.

Di Ludovico Di Giovine (aprile 2012)

L’insegnamento dell’educazione civica ha oltre 50 anni, non sono pochi i dubbi, le perplessità, le riserve, in merito alla consistenza, ai contenuti, alla stessa pratica, di questo fondamentale “insegnamento” che ha assunto nel tempo denominazioni diverse: Educazione civica (Moro), Educazione alla convivenza civile (Moratti), Cittadinanza e Costituzione (Gelmini).

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