Il modello delle 5 E è un learning cycle (ciclo dell’apprendimento) sviluppato da Rodger Bybee e strutturato per rendere lo studente protagonista assoluto del proprio apprendimento.
Si adatta perfettamente a un percorso di didattica capovolta e prevede attività di cooperative learning.
Cosa è il modello delle 5 E
Il modello didattico delle 5E deriva dalle teorie costruttiviste (Herbart, Dewey e Piaget) e nasce negli anni ’80 nel Biological Sciences Curriculum Study team (BSCS), un’organizzazione americana che sviluppa curricoli scolastici nell’ambito della Biologia.
Il metodo è stato pensato e attuato sia nella scuola primaria che nelle secondarie, in percorsi legati allo studio delle scienze.
Gli studi sul modello hanno dimostrato che ci sono stati miglioramenti significativi nell’apprendimento concettuale, nello sviluppo delle competenze e in un maggiore interesse per la scienza da parte degli studenti.
Questo modello è un ampliamento di quello di Karplus e Atkin (1962) che prevedeva 3 distinti passaggi (esplorazione, introduzione del concetto e applicazione del concetto) e metteva il focus sugli aspetti di discussione degli allievi, tra loro e con il docente, per il raggiungimento della padronanza del linguaggio specifico, che non veniva fornito dal docente con spiegazioni e dimostrazioni ma costruito, a partire dai significati personali dei singoli, dal gruppo classe insieme al docente.
Le 5 E nel dettaglio
Rodger Bybee, partendo da questo concetto, ha sviluppato il metodo in 5 fasi, le 5E da cui prende il nome:
- Engage: attivare, coinvolgere
- Explore: esplorare
- Explain: spiegare
- Elaborate: elaborare
- Evaluate: valutare.
Vediamole una per volta.
ENGAGE (Coinvolgi)
La prima E riguarda il coinvolgimento iniziale degli alunni, indispensabile per far emergere preconoscenze e curiosità. In questa fase il docente non dà definizioni formali o spiegazioni e lascia liberi gli studenti di mettere in campo il proprio pensiero critico.
Gli strumenti a disposizione dei docenti possono essere:
- una lettura (sono tanti gli albi illustrati che si possono utilizzare per avviare un percorso su obiettivi di diverse discipline),
- un video
- un gioco (ad esempio una escape room appositamente creata dal docente con Scratch o con Genially).
Secondo Bybee è qui che l’insegnante può mettere in campo il “teachable moment”, qualcosa di inaspettato che crei stupore e domande e coinvolga davvero gli alunni. I teachable moments sono momenti di insegnamento – apprendimento quasi magici, durante i quali studenti e insegnanti sono completamente coinvolti. Durante questi momenti gli alunni sperimentano la sensazione che quello che andranno ad imparare ha un significato a livello personale, anche se non sanno ancora spiegare quale sia, e avvertono la necessità di saperne di più, sono interessati e curiosi.
In un percorso capovolto questa fase può essere svolta in classe per una sorta di introduzione al compito o a casa come momento introduttivo del compito stesso.
Se svolta in classe diventa più efficace sia per l’aspetto legato alla condivisione del momento magico in gruppo, nello stesso spazio e luogo, sia come strumento per la valutazione diagnostica, che permetterà al docente di preparare i materiali più efficaci per il compito capovolto.
EXPLORE (Esploriamo)
Nella seconda fase vi è l’esperienza diretta, che permette agli studenti di prendere confidenza con gli strumenti e il problema, investigare e farsi delle domande, progettare. I bambini lavorano a casa, individualmente, e sperimentano, quindi sono attivi.
Il docente, se ha chiesto nella consegna una produzione di materiale che viene via via condiviso dagli alunni (ad esempio su un Padlet), osserva e facilita discussioni, collaborazioni, sperimentazioni anche a distanza. Questo è il valore dell’ambiente di apprendimento diffuso, dove lo spazio e il tempo superano l’ora di lezione e le quattro mura della classe.
Il compito capovolto è sempre un compito ricco di suggestioni e di materiali, che sono volutamente di tipo diverso per permettere un approccio personalizzato. In questa fase vi è la vera inclusione perché ognuno trova ciò che risponde ai suoi “bisogni speciali” e ha modo, nel sperimentare l’utilizzo di materiali diversi, di iniziare una prima autoregolazione del proprio apprendimento attraverso la conoscenza di ciò che “funziona meglio” per lui o per lei.
EXPLAIN (Spiega)
I bambini, tornati in classe, lavorano in gruppi cooperativi e, con l’aiuto dell’insegnante, spiegano ciò che hanno investigato, imparando ad utilizzare un lessico via via più specifico, discutendo di eventuali idee o progetti che sono emersi durante il lavoro a casa e verificandone al contempo la validità o l’attuazione con l’aiuto dei pari.
In questa fase il docente interviene nei lavori dei gruppi con feedback e suggerimenti e lo studente viene supportato dall’insegnante per condividere con il gruppo ciò che ha compreso. Il docente ha l’opportunità, attraverso l’ascolto dei suoi studenti, di affrontare e correggere quelli che Lucangeli chiama bias cognitivi, termine tecnico che si utilizza quando c’è una confusione cognitiva, si crede di fare una cosa corretta e invece si commette un “errore”. Ma non si tratta di un errore, è in realtà un’ interpretazione non corrispondente, una di quelle “idee sbagliate” che hanno per gli studenti una logica e che costituiscono talvolta le fondamenta errate delle conoscenze.
Le strutture di cooperative learning come Mappa al centro o Pensa coppia condividi possono essere utili in questa fase di confronto. La costruzione del sapere è individuale e per ciascuno ha un significato personale ma, allo stesso tempo, socialmente e culturalmente mediato.
ELABORATE (elaboriamo)
In questa fase lo studente rinforza la propria comprensione, trasferendola in situazioni nuove.
Diamo l’opportunità, gli strumenti e i materiali affinché i bambini e le bambine mettano alla prova le loro conoscenze applicando quello che hanno imparato. Entrano in gioco la creatività e l’immaginazione, si richiede un prodotto scelto dal gruppo tra una rosa di proposte dell’insegnante, che tiene conto delle capacità di tutti e di ciascuno e della possibilità di lavorare nella Zona di Sviluppo Prossimale. Per questo le proposte sono sfidanti, autentiche, significative e il gruppo diventa una risorsa di miglioramento per i singoli. Le proposte hanno il sapore di compiti autentici e la caratteristica di utilità per qualcuno: ecco allora che si prepara un volantino per l’open day della scuola o una mostra di lavori (anche digitale) che sensibilizzi le famiglie, ad esempio, alla lotta all’inquinamento.
EVALUATE (Valutiamo)
La valutazione è di tipo formativo e prevede la valutazione diagnostica, quella in itinere e finale, ma anche l’autovalutazione individuale e di gruppo, sul prodotto e sul processo e infine la valutazione tra pari.
Questo modello di valutazione indica quali sono gli apprendimenti che devono essere ripresi, magari cambiando strategia e non quale debba essere il risultato, che spesso in questo tipo di compiti non è mai univoco ma basato su criteri di “qualità”.
I criteri che l’insegnante sceglie per la valutazione del percorso sono condivisi fin dall’inizio con la classe ed è molto importante che siano chiari per tutti; solo così la valutazione diventa momento di miglioramento e non di giudizio.
Gli strumenti di valutazione e autovalutazione devono essere preparati ad hoc dal docente, prima tra tutte la checklist, strumento classico della metodologia flipped che accompagna il gruppo lungo tutto il lavoro per garantire la realizzazione al massimo delle potenzialità.
Per la valutazione tra pari si può utilizzare una struttura cooperativa come Visita in galleria (che può essere facilmente attuata anche per prodotti digitali con bacheche virtuali come Padlet). Il docente effettua la propria valutazione formativa utilizzando lo strumento del diario di bordo con le evidenze raccolte durante tutte le fasi di lavoro.
Formulerà un feedback efficace, individuale e di gruppo considerando gli esiti dell’autovalutazione e della valutazione tra pari, l’eventuale miglioramento del prodotto finale,la qualità complessiva dei progetti sulla base dei criteri condivisi. Il feedback efficace mette in luce gli aspetti positivi, parte da eventuali criticità per fornire spunti concreti di miglioramento.
Conclusioni
In questo percorso emerge il ruolo attivo dello studente che costruisce il proprio apprendimento nella collaborazione con i pari e con il docente. Anche il ruolo del docente è ben delineato: è l’esperto che sceglie gli obiettivi, ha ruolo di guida e facilitatore e accompagna gli studenti verso i traguardi di competenza. Secondo lo stesso Bybee questo modello aiuta a sviluppare “le competenze del XXI secolo (adattabilità, comunicazione complessa, risoluzione di problemi non di routine, pensiero sistemico)” che sono tutte in campo quando si usa il modello delle 5E, specialmente quando si fa qualcosa che prevede un certo impegno mentale attivo da parte degli studenti che lavorano in gruppo e imparano ad adattarsi l’uno all’altro, a comunicare, a risolvere i problemi e ad applicare il pensiero sistemico.
Bibliografia
- Benzi e C. Incerti, (2022). Didattica capovolta alla scuola primaria Erickson
- R.W.Bybee (2016) The BSCS 5E Instructional Model: Creating Teachable Moments NSTA Press
Sitografia
- Primaria capovolta https://primariacapovolta.wordpress.com/
- IBSE e dintorni https://ibseedintorni.com/tag/rodger-bybee/
CORSO CONSIGLIATO
Metodologie didattiche attive e partecipative – videocorso
l videocorso “Metodologie Didattiche Attive e Partecipative” è pensato per gli insegnanti che desiderano approfondire e applicare tecniche di insegnamento innovative e centrali nell’educazione contemporanea. Il corso offre un’opportunità unica per conoscere e sperimentare direttamente le principali metodologie attive, con un focus particolare sulle tecniche partecipative, promuovendo una riflessione critica e consapevole sull’esperienza didattica.










