Menu didattico “All you can teach”. Come gestire il percorso di apprendimento di una classe

Menu didattico All you can teach. Come gestire il percorso di apprendimento di una classe

La gestione del percorso di apprendimento di una classe può essere considerata una funzione esclusiva del corpo docente e di ogni singolo insegnante. La classe che apprende può però essere anch’essa investita di una parte di tale compito.

Per quale ragione tuttavia si dovrebbe affidare ad una classe la partecipazione alla definizione del suo percorso d’apprendimento? Le risposte appaiono ovvie: per sostenere la crescita degli alunni, per facilitare la presa di coscienza del loro valore, per favorire lo sviluppo dell’autonomia, per supportare la costruzione di relazioni positive, per consentire di conoscere gli orizzonti di apprendimento e i loro valore.

Per favorire l’articolazione di questi riscontri, è necessario presentare una serie di processi e di strumenti adatti sia ad una classe della scuola Primaria, che ad una della scuola Secondaria.

“L’ambiente”

In primo luogo si consideri il rapporto tra il docente e la classe.

Lo chef – il docente – non scompare dietro ai fornelli: passa tra i tavoli, osserva, suggerisce, assaggia insieme agli ospiti quanto si sta preparando. Non è il depositario di ricette segrete da trasmettere in silenzio, ma è come un cuoco che insegna a cucinare.

I commensali – gli studenti – non sono ospiti passivi in attesa di essere serviti. Partecipano alla scelta del menu, propongono ingredienti. Sanno cosa mangeranno e perché.

Il rapporto costruttivo tra il docente e la classe in un ambiente di apprendimento attivo è un aspetto determinante per migliorare i percorsi didattici. Il docente non è il depositario del sapere che trasmette passivamente contenuti. Diventa invece un facilitatore del processo di apprendimento progettando percorsi coinvolgenti, offrendo spazi di confronto al cui interno gli studenti possano esprimere e condividere le proprie opinioni e apprendere attraverso l’esperienza e la riflessione. Seleziona le strategie in base alle dinamiche del gruppo e dei diversi bagagli culturali/esperienziali e stili di apprendimento di ognuno per adeguare le attività a tutti. Fornisce riscontri continui e costruttivi al fine di supportare gli apprendimenti. Esorta gli studenti ad avviare momenti di metacognizione sui risultati e sul processo. Ha cura che gli spazi utilizzati dalla classe siano dotati delle attrezzature, anche digitali, necessarie.

In secondo luogo si ponga l’attenzione sul rapporto tra i docenti.

La brigata di cucina – il team dei docenti – lavora in modo coeso: si confronta sulle ricette, negozia gli ingredienti, sperimenta nuovi abbinamenti. Nessuno cucina da solo. La qualità del menu dipende dalla qualità della collaborazione tra chi sta ai fornelli. Questo aspetto è spesso quello che più influenza la qualità complessiva della didattica proposta alla classe. Si tratta di costruire tra i docenti, che operano all’interno della stessa realtà una vera comunità professionale di pratica. Sono pertanto necessarie modalità di co-progettazione per costruire insieme unità di apprendimento, rubriche di valutazione, modalità di gestione della classe, negoziando le eventuali visioni pedagogiche diverse. Il gruppo di docenti coeso formula un’ipotesi didattica, la sperimenta, ne osserva gli effetti, riflette sul percorso portato a termine, sui suoi risultati ed infine la ridisegna in un processo continuo.

Le famiglie non aspettano fuori dalla porta: sono parte della comunità che conduce il ristorante, corresponsabili del progetto educativo, informate sul menù e coinvolte nel dinamiche che uniscono cucina, sala e ospiti. Si osservi come il coinvolgimento delle famiglie nella organizzazione dei processi di apprendimento permetta di trasformare il percorso scolastico da adempimento burocratico a progetto educativo condiviso1.La relazione tra docenti e famiglie è centrata sulla corresponsabilità educativa tra le figure adulte di riferimento 2. Si tratta perciò di costituire una comunità coesa di adulti che si rapporti coerentemente agli alunni. In definitiva il rapporto tra docenti, famiglie e classi deve mirare a favorire l’instaurarsi di una “comunità di apprendimento”3 utilizzando anche strumenti istituzionali quali il Patto di Corresponsabilità4 all’interno della quale ogni attore (docenti, classe, famiglie) conosca i propri spazi operativi e le dialettiche tra le connesse responsabilità al fine di favorire il sereno successo formativo.

“L’arredo”

Il locale è pensato per favorire la degustazione dell’esperienza a seconda del piatto del giorno. A volte si adatta il setting dell’ambiente o ci si sposta in altri spazi perché certi piatti possono esser preparati e gustati solo all’esterno del ristorante.

L’ambiente di apprendimento può essere adattato al tipo di didattica che si intende utilizzare. L’aula della classe può essere organizzata predisponendo banchi singoli, o doppi, a ferro di cavallo o ad isole, con aree dedicate o a file di banchi. Si possono inoltre utilizzare aule attrezzate quali i laboratori informatici, meccanici, elettronici, le biblioteche o le aule disciplinari (ad es. Lingue, Scienze, Storia, …), è possibile infine organizzare percorsi di apprendimento in spazi esterni alla sede scolastica come i musei, visite guidate, eventi presenti sul territorio.

“Coperto”

Il coperto è la preparazione del locale prima dell’avvio dell’attività. Nell’apprendimento attivo il coperto è l’ambiente fisico, relazionale, emotivo che il docente allestisce con cura prima che la classe entri, le regole condivise, il clima di fiducia, il patto educativo con le famiglie. Senza un buon coperto, anche la migliore cucina rischia di passare inosservata.

Il docente può sempre avvalersi della tradizionale didattica trasmissiva caratterizzata da lezioni frontali e dalla selezione del contenuto disciplinare operata autonomamente, da forme di insegnamento specialistico e dalla trasmissione delle conoscenze basilari. All’interno di questo approccio le verifiche consistono perlopiù nella “restituzione speculare”, da parte degli studenti, di quanto ricevuto dal docente o riportato sui testi. La didattica trasmissiva che utilizza prevalentemente i primi livelli della tassonomia dell’area cognitiva di Bloom può risultare opportuna per realizzare una parte del percorso didattico, alla quale si affida l’acquisizione di un segmento strutturato di conoscenza.

Una conduzione del percorso d’apprendimento integrata alla precedente modalità è rappresentata dalla didattica attiva che può prevedere la partecipazione delle classi nella determinazione dei percorso di studio oltre ad attribuire attenzione al processo d’apprendimento, alle conoscenze, alle abilità, ai traguardi da raggiungere e alla riflessione su quanto portato a termine.

“Antipasti”

Gli antipasti non saziano: aprono lo stomaco, svegliano il palato, preparano al pasto che verrà. Nell’apprendimento attivo sono le strategie di attivazione che servono stimolare la curiosità, a far emergere le conoscenze e le abilità già note, a definire cosa si vuole scoprire. Sono piccoli assaggi che mettono in moto il pensiero prima ancora che arrivino i piatti forti. Un antipasto ben riuscito fa sì che nessuno giunga alle successive portate distratto, passivo, assente.

Brainstorming

Il Brainstorming 5 (tempesta di cervelli) è un tipo di intervista di gruppo, a basso grado di strutturazione nella quale viene stimolata la produzione creativa di idee. La finalità è fare emergere diverse possibili alternative, in vista della soluzione di un problema o di una scelta da compiere. Può essere utilizzato in associazione ad altri approcci didattici (Cooperative learning, PBL, didattica laboratoriale, …). È un momento in cui tutti possono parlare, nessuna idea viene criticata, si punta alla quantità delle proposte, prima che alla qualità, successivamente le idee possono essere combinate e migliorate insieme. Il suo impiego consente di attivare conoscenze pregresse, definire obiettivi condivisi, trovare soluzioni a un problema, preparare un progetto, stimolare il pensiero divergente. Le proposte emerse sono ordinate in base ai criteri di pertinenza e di fattibilità ed infine si seleziona quella che più delle altre offre i maggiori ambiti di realizzabilità.

Analisi SWOT

L’analisi SWOT 6 è uno strumento di pianificazione di un progetto. I quattro punti dell’analisi SWOT sono raggruppati in due categorie: fattori interni, sono i punti di forza e di debolezza dell’attività; fattori esterni, sono le opportunità e i rischi esterni all’attività.

In primo luogo si definisce uno stato finale desiderato (obiettivo), quindi si assumono i punti principali dell’analisi:

  • Punti di forza: le azioni utili per raggiungere l’obiettivo;
  • Punti di debolezza: le azioni controproducenti al fine del raggiungimento dell’obiettivo;
  • Opportunità: condizioni esterne che sono utili a raggiungere l’obiettivo;
  • Rischi: condizioni esterne che potrebbero recare danni al conseguimento dell’obiettivo.

Se l’obiettivo sembra raggiungibile, si procede utilizzando le seguenti domande stimolo.

  • Come possiamo utilizzare ogni forza?
  • Come possiamo migliorare ogni debolezza?
  • Come si può beneficiare di ogni opportunità?
  • Come è possibile ridurre ciascuno dei rischi?

Think-Pair-Share (TPS)

Il Think-Pair-Share7è una strategia di apprendimento attiva utilizzata per favorire il coinvolgimento degli studenti e preparare il successivo percorso didattico. È articolata nei successivi tre momenti.

Think (Pensa): l’insegnante pone alla classe una domanda stimolo o prospetta un problema. Gli studenti riflettono individualmente per un tempo prestabilito durante il quale producono le proprie risposte o idee.

Pair (Scambia): gli alunni lavorano a coppie per confrontare e argomentare i risultati delle rispettive considerazioni al fine di ottenere una maggior articolazione e complementarietà delle soluzioni individuali.

Share (Condividi): nel corso di un’attività dialogata le coppie condividono il risultato del proprio lavoro con la classe e l’insegnante, favorendo un approccio più ricco al quesito o al problema.

Sono possibili alcuni sviluppi di questo approccio: coinvolgendo quattro studenti invece che due o prevedendo che gli alunni scrivano oltre che pensare una risposta o soluzione.

K-W-L

Anche la tecnica K-W-L 8 è una strategia didattica attiva, di tipo costruttivista, utilizzata per organizzare le conoscenze prima, durante e dopo un’attività di apprendimento. L’acronimo inglese sta per: Know, Want to know, Learned.

La tecnica si articola in tre fasi principali.

Fase 1K. Conosco. Cosa gli studenti sanno già (attivazione). Prima della lezione, gli studenti elencano tutto ciò che già sanno sull’argomento.

Fase 2 – W. Voglio sapere. Cosa gli studenti vogliono sapere (obiettivi). Gli studenti definiscono cosa vogliono imparare.

Fase 3 – L. Ho imparato. Cosa gli studenti hanno imparato (sintesi). Al termine dell’attività gli studenti redigono l’ultima voce riassumendo ciò che hanno effettivamente appreso. Questo favorisce la metacognizione.

Il diagramma operativo può essere arricchito con la lettera H (How – Come voglio imparare. Identifica le fonti, Definisci le metodologie, Pianifica il tempo)trasformandola in KWHL.

“Primi piatti”

I primi piatti sono il cuore caldo del pasto: sostanziosi, complessi, capaci di soddisfare davvero. Nell’apprendimento attivo sono le grandi metodologie didattiche Richiedono tempo, preparazione, ingredienti di qualità. Non si improvvisano. Ogni primo ha la sua ricetta, i suoi tempi di cottura, i suoi abbinamenti ideali con la classe, la disciplina, il contesto. Un buon primo nutre in profondità: non riempie soltanto, ma trasforma.

Metodologie didattiche

Cooperative Learning9

È una metodologia per mezzo della quale gli studenti apprendono in piccoli gruppi. L’insegnante assume un ruolo di facilitatore ed organizzatore delle attività. Il Cooperative Learning si caratterizza per la responsabilità individuale e di gruppo: 1. il gruppo è responsabile del raggiungimento dei suoi obiettivi ed ogni membro è responsabile del suo contributo; 2. l’interazione costruttiva per cui gli studenti si relazionano in maniera produttiva per lavorare, promuovere e sostenere gli sforzi di ciascuno e apprezzare i successi di ognuno; 3. l’espressione di abilità sociali, necessarie per impersonare i vari ruoli richiesti e le competenze di gestione dei conflitti; 4. la metacognizione grazie alla quale il gruppo valuta i propri risultati ed il proprio modo di lavorare e si pone degli obiettivi di miglioramento.

Il Cooperative Learning attribuisce agli insegnanti alcune funzioni fondamentali10 come supportare gli studenti ad acquisire: – conoscenze disciplinari, – padronanza di abilità ed espressione responsabile di competenze; condurre la classe (definire regole e procedure), tenere costante l’attenzione e la partecipazione durante le attività; favorire un buon clima relazionale all’interno della classe. La metodologia del Cooperative Learning si articola in una serie di varianti che non si escludono a vicenda, tra le altre il Learning Together, la Controversia costruttiva, l’Approccio strutturale, il Jigsaw, il Group investigation.

PBL

La scuola di medicina presso la McMaster University, Ontario,Canada, ha introdotto un approccio unico, pragmatico di apprendimento chiamato Problem-Based Learning 11. Per il Problem-Based Learning l’obiettivo dell’apprendimento non è quello di risolvere il problema che è stato presentato ma di strutturare il processo di apprendimento. Il problema è usato per aiutare gli studenti ad identificare i propri bisogni di apprendimento nel tentativo di comprendere il problema, per ricercare, sintetizzare, applicare informazioni ottenute relative al problema e di lavorare in modo efficace per imparare sia dai membri del gruppo, così come dai tutor.

Il processo di apprendimento definito dal PBL prevede una successione di fasi: Identificare il problema; Esplorare la preesistente conoscenza; Generare ipotesi e possibili soluzioni; Identificare i problemi di apprendimento; Studio autonomo; Applicazione delle nuove conoscenze alla soluzione del problema; Valutazione e riflessione sull’apprendimento.

Le attività di studio individuale o di gruppo possono avvalersi di pratiche d’aula costruttiviste.

Flipped classroom

L’idea-base della Flipped classroom12 è che la tradizionale struttura della lezione viene ribaltata: l’acquisizione dei contenuti da parte degli studenti avviene a casa, le esercitazioni si svolgono a scuola. Nella Flipped il docente assume il ruolo di facilitatore dell’azione didattica. A casa gli studenti fanno largo uso di video e altre risorse digitali, ma non solo, come contenuti da acquisire. In aula gli studenti sperimentano, collaborano, svolgono attività laboratoriali. Una raccolta di contenuti, integrata con video online raggiungibili su portali didattici, alla quale gli studenti possano accedere da casa è il punto di partenza per ottenere un buon esito del processo. Le attività d’aula possono avvalersi di pratiche d’aula costruttiviste.

Didattica laboratoriale

La Didattica laboratoriale si fonda sulla relazione paritaria tra studenti e docenti secondo la logica della costruzione degli apprendimenti. Non necessariamente si realizza in spazi attrezzati.

Predilige i compiti autentici/di realtà. Sebbene sia possibile distinguere tra compiti autentici e compiti di realtà, i primi sono centrati sui processi, mentre i secondi sugli scenari, nella pratica didattica diffusa i due termini coincidono. Il percorso laboratoriale ha come fine quello di far acquisire agli studenti conoscenze, abilità e consentire l’espressione di competenze accertabili. Tutti gli ambiti disciplinari possono essere esplorati dalla didattica laboratoriale (laboratorio di latino, di fisica, .…). Il ruolo dell’insegnante è quello di progettista dell’attività in funzione del processo.

Storytelling

Lo Storytelling13 è l’arte di scrivere o raccontare storie catturando l’attenzione e l’interesse dei destinatari della comunicazione. Lo Storytelling propriamente detto ha avuto origine negli USA come strategia di gestione aziendale e di marketing. In ambito educativo lo Storytelling è inteso come insieme di tecniche e strumenti sia narrativi, che retorici, per comunicare idee, esperienze, conoscenze e per la costruzione di significati interpretativi della realtà. I punti di forza dello Storytelling nella didattica: ha il carattere gratificante proprio di un approccio narrativo; dà un accesso semplificato a concetti complessi; ha la capacità di generare processi interpretativi e correlazioni concettuali significative; permette una maggiore facilità di memorizzazione del racconto; produce un notevole grado di coinvolgimento emotivo; è di stimolo allo spirito critico e alla ricerca di nuove interpretazioni di un problema o tema. Lo Storytelling digitale, impiega tecnologie digitali per realizzare narrazioni ipermediali, ovvero narrazioni realizzate con strumenti digitali per organizzare i contenuti in un sistema coerente, retto da una struttura narrativa, in modo da ottenere un racconto costituito da molteplici elementi di vario formato (video, audio, immagini, testi, mappe ecc.).

Learning by doing

Il Learning by doing (Imparare facendo) è una teoria dell’educazione proposta dal pedagogista John Dewey 14. È un approccio pratico alla conoscenza, prevede che gli studenti interagiscano con il loro ambiente per apprendere. L’intelligenza è un sistema di operazioni… L’operazione non è altro che azione: un’azione reale, ma interiorizzata, divenuta reversibile. Perché (lo studente) giunga a combinare delle operazioni, si tratti di operazioni numeriche o di operazioni spaziali, è necessario che abbia manipolato, è necessario che abbia agito, sperimentato non solo su disegni ma su un materiale reale, su oggetti fisici 15.

Non si apprende però attraverso il mero fare, dalla semplice attività non accompagnata dal pensiero e dalla riflessione.

Attraverso le semplici azioni si memorizzano azioni meccaniche. Ma per comprendere devono intervenire la riflessione, il pensiero. Le azioni debbono essere interiorizzate, eseguite mentalmente. Occorre riflettere, pensare, acquisire consapevolezza delle azioni. All’azione si deve accompagnare il pensiero: quindi learning by doing, ma anche learning by thinking (metacognizione).

Operare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con gli altri.

Problem solving

Il Problem solving 16 è basato sul costruttivismo di Lev Vygotsky. Il percorso di realizzazione del processo è organizzato in fasi: 1. definizione del problema, finalizzata ad individuare le componenti e il contesto del problema; 2. analisi, per determinare la causa principale del problema; 3. ideazione, al fine di ricercare soluzioni al problema individuato e 4. selezione di quella ritenuta come la migliore; 5. applicazione, impiego della soluzione ritenuta più idonea; 6. metacognizione, riflessione al fine di valutare se la soluzione adottata ha prodotto un risultato atteso.

Didattica per scenari

La Didattica per scenari trae fondamento dalla più vasta, fino ad oggi, sperimentazione europea in ambito scolastico: il progetto iTEC (Innovative Technologies for an Engaging Classrooms) coordinato dal network European Schoolnet.

La successione delle fasi prevede: l’individuazione di un bisogno/problema reale e significativo per gli apprendimenti degli studenti; la selezione di un particolare scenario didattico attinente e idoneo al contesto individuato; la progettazione di una Learning story, ovvero un progetto didattico esposto in forma narrativa che declini la disciplina insegnata, all’età degli studenti, alle opportunità offerte dal territorio, ecc.; l’implementazione della Learning story da parte degli studenti.

Nella gestione di questa attività il docente progetta e pianifica le attività didattiche curricolari, organizza i team di lavoro, supporta gli studenti rendendosi disponibile a risolvere eventuali problemi, lascia libertà di iniziativa ai team limitandosi a fornire indicazioni di tipo organizzativo, stimola gli studenti a scegliere risorse e contenuti specifici mettendo in gioco competenze acquisite e superando le logiche della didattica trasmissiva.

EAS Episodi di Apprendimento Situati

È una metodologia didattica 17 che prende l’avvio dalla progettazione di un lesson plan a cura del docenteeprevede tre tappe: Preparatoria per attivare l’attenzione della classe e introdurre il percorso da esplorare; Operatoria nel corso della quale la classe produce un artefatto avvalendosi del supporto di strumenti tecnologici; Ristrutturativa per avviare processi di metacognizione relativa al percorso portato a termine.

L’attività Operatoria può essere condotta avvalendosi, il Cooperative learning, il Problem solving la Didattica laboratoriale e di altri approcci didattici.

Note

  1. La collaborazione tra famiglie e scuola è un elemento cruciale nel favorire il successo degli allievi, sia sul versante degli apprendimenti sia sulla loro formazione globale. Per questo appare opportuno soffermarsi sulle ragioni che possono favorire oppure ostacolare un dialogo costruttivo tra queste due agenzie educative fondamentali. ↩︎
  2. La nostra Costituzione assegna alla famiglia e alla scuola la responsabilità di educare e di istruire i giovani (…) E’ scaturito, quindi, l’obbligo per le istituzioni scolastiche di dare piena esecuzione alle disposizioni normative per introdurre nuove modalità organizzative atte a favorire un maggiore coinvolgimento dei genitori nella vita scolastica, investendoli della corresponsabilità educativa. ↩︎
  3. Cfr. Modello di Joyce Epstein di coinvolgimento dei genitori nella comunità di apprendimento della scuola. ↩︎
  4. Cfr. nota 2. ↩︎
  5. Alex Osborn, Applied Imagination – Principles And Procedures Of Creative Writing, Roma, Read Books, 2011. ↩︎
  6. L’origine di tale tecnica è attribuita a Albert Humphrey che ha guidato un progetto di ricerca all’Università di Stanford fra gli anni ’60 e ’70 dello scorso secolo, Analisi SWOT per la consulenza direzionale, SRI Alumni Newsletter (SRI International), December, pp. 7–8, 2005. ↩︎
  7. Lightner, J., Tomaswick, L. (2017). Think, Pair, Share. Kent State University Center for Teaching and Learning ↩︎
  8. Donna Ogle,Ron Klemp,Bill McBride,Costruire l’alfabetizzazione negli studi sociali: strategie per migliorare la comprensione e il pensiero critico, Alexandria, Virginia,USA, ASCD, 2007. ↩︎
  9. Cfr. Claudia Matini, Cooperative Learning Istruzioni per l’uso, Scheggia e Pascelupo, La Fonte, 2019. ↩︎
  10. Maria Luisa Damini, Daniela Pavan,CooperativaMente,SANOMA, Torino, 2025. ↩︎
  11. Antonella Lotti, Problem-Based Learning. Apprendere per problemi a scuola: guida al PBL per l’insegnante, Franco Angeli, Milano, 2018. ↩︎
  12. La proposta didattica della Flipped classroom deriva dalle sperimentazioni avviate nel 2007 da Aaron Sams e Jon Bergman, della Woodland Park High School del Colorado ↩︎
  13. Di Blasi Nicoletta, Storytelling digitale a scuola, Adria, Apogeo Education, 2016. ↩︎
  14. John Dewey, Esperienza e educazione, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2014. ↩︎
  15. Jean Piaget, Avviamento al calcolo, Firenze, La Nuova Italia, 1956. ↩︎
  16. Gerge Poyla, How to Solve It: A New Aspect of Mathematical Method Princeton University Press, 2014. ↩︎
  17. Pier Cesare Rivoltella, Fare didattica con gli EAS. Episodi di Apprendimento Situati, Brescia, Schole. 2024. ↩︎

CORSO CONSIGLIATO

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