A settembre stavo progettando il percorso di Lucia (nome fittizio), frequentante la classe quarta di un Liceo e affetta da disabilità. Riflettevo di Filosofia, Storia, Italiano cercando di individuare i nodi fondamentali da approfondire con lei.
Ad un certo punto il pensiero si ferma su una domanda: “Ma a Lucia, cosa servirà davvero nella vita? L’anno prossimo si potrebbe affacciare al mondo del lavoro: di cosa avrà bisogno?”.
Ho messo da parte per un attimo le diverse discipline e me la sono immaginata in un contesto di lavoro. Il suo modo di comunicare per immagini (comunicazione aumentativa alternativa – CAA) non sempre funzionerebbe, avrà bisogno di poter scrivere una mail: di qui abbiamo avviato un lavoro di scrittura con alfabeto in lettere che continua ancora oggi. L’insegnante di sostegno ha il privilegio di poter progettare un percorso individualizzato per l’allievo, che l’insegnante curriculare difficilmente ha, ma credo che la domanda di fondo: “di cosa avranno bisogno i nostri allievi per la vita?” possa diventare un filo rosso che guida la nostra vita a scuola.
Osservo gli altri studenti della classe di Lucia e mi torna come un mantra la medesima domanda: “Si dedicano allo studio con impegno e costanza, ma questo sarà sufficiente ad affrontare il mondo del lavoro?”. Frequentano un liceo delle Scienze Umane e allora come mai frequentemente non si accorgono dei bisogni di Lucia?
Abilità sociali e soft skills
E’ definita l’abilità sociale del saper dare (e chiedere) aiuto, fondamentale per una professione sociale. E come questa si susseguono nella mia mente la lista delle “abilità sociali” oggetto dei miei studi per molti anni, così come il riferimento alle “soft skills” richieste dal mondo del lavoro sulle quali ho lavorato con gli studenti nei percorsi di orientamento che ho tenuto nelle scuole. “Per soft skills intendiamo una serie di particolari abilità e competenze di un soggetto propedeutiche all’interazione efficace e produttiva con gli altri, sia sul posto di lavoro che al di fuori di esso. Le professioni del futuro, futuro che è già in essere, saranno costituite da un impasto articolato di skills tecnologiche e di soft skills: aver fiducia in se stessi, consapevolezza di sé, saper controllare le proprie emozioni, perseveranza, capacità di gestire il tempo e lo stress, sensibilità e ascolto”(fonte: workshop orientatori Anpal Servizi).
Vedo nelle soft skills un riferimento diretto alle abilità sociali, denominazioni diverse a sostegno dello stesso credo: il mondo fuori dalla scuola attende ragazzi con competenze tecniche accompagnate da abilità trasversali.
Lo sostiene il Word Economic Forum citando la necessità che i lavoratori acquisiscano pensiero critico, complex problem solving, flessibilità cognitiva, creatività, people managing, intelligenza emotiva.
Anche l’Università chiede agli studenti di valorizzare nel curriculum le “soft skills” definendole “chiavi” per affacciarsi al mondo del lavoro.
Lo leggo nelle parole di amici e conoscenti titolari di aziende, alla ricerca di profili con competenze specifiche, ma dotati di capacità comunicative, organizzative e relazionali.
Come diventare socialmente competenti? Il ruolo della scuola
Ne concludo che le “soft skills” sono ormai imprescindibili per immergersi nel mondo del lavoro, ma diventare “socialmente competenti” non si apprende dall’oggi al domani. L’apprendimento cooperativo ci ricorda che le abilità sociali non sono innate né supposte, vanno insegnate, apprese e richiedono un costante esercizio, così come una lunga fase di attenzione e riflessione (Le abilita sociali nella classe distanziata). Solo perseverando con continui feedback si può lentamente passare da un utilizzo ancora meccanico della competenza ad uno abituale e spontaneo. La scuola può diventare un luogo privilegiato per sviluppare e esercitare abilità sociali.
Nel mio lavoro con Lucia provo a sollecitare i suoi compagni ad essere attenti, collaborativi e comunicativi, invitandoli ad azioni di supporto, di interazione emotiva e verbale. Chissà se sto riuscendo nella piccola impresa di stimolarli ad essere persone “socialmente competenti”.
A loro il futuro lancia una grande sfida con innumerevoli richieste, provo ad accompagnarli in questo pezzo di strada cercando di anticipare ciò che il mondo là fuori richiederà loro. Ad ognuno di costruire il suo percorso professionale, con la consapevolezza che essere studenti e lavoratori socialmente competenti è la chiave imprescindibile per incamminarsi verso la meta.









