The Holdovers: la lezione che non è nel programma

The HoldoversNon aspettatevi effetti speciali, trame avvincenti o colpi di scena. Forse è proprio per la sua semplicità che la storia raccontata in “The Holdovers – Lezioni di vita” riesce a toccare profondamente: ci parladi relazioni autentiche, di ascolto, di fragilità. E soprattutto ci ricorda che, oggi forse ancor più di ieri, educare significa esserci. Per Natale vogliamo regalarvi questo suggerimento di visione per essere relazione con voi e continuare stare in contatto.

Ambientato in un collegio americano degli anni ’70, il film racconta la convivenza forzatatra i tre residui (traduzione letterale del titolo del film): il severo professore Paul Hunham, rigido e antipatico ai suoi alunni; l’alunno Angus Tully, giovane ribelle, figlio di una famiglia disfunzionale;e la cuoca Mary Lamb, una madre affranta dal dolore della perdita del figlio. Rimasti a scuola durante le vacanze di Natale- giorni felici per antonomasia, che si dà per scontato vadano condivisi con le persone più care –  i tre iniziano un percorso di conoscenza reciproca tra silenzi, scontri e genuina comprensione empatica.

Ma non è la trama in sé a colpire: è il messaggio educativo che emerge tra le righe.

Cosa possiamo trarre da questo film noi insegnanti? Prima di tutto, che le relazioni educative richiedono tempo. Non bastano le lezioni ben strutturate o i programmi rispettati alla lettera: serve restare, anche quando i ragazzi e le ragazze sembrano respingerci. Il professor Hunham, pur nella sua rigidità iniziale, si assume una responsabilità educativa che travalica l’insegnamento tout court:impara a vedere davvero il suo studente. Non a premiarlo con accondiscendenza forzata, non a giustificarlo, ma a riconoscerlo. Ogni ragazzo/a porta con sé una storia che non sempre conosciamo: spesso vediamo solo comportamenti oppositivi, disattenzione, svogliatezza, aggressività che nascondono dolore, solitudine, ricerca di senso. Il nostro compitodi insegnanti è quello di aprire spazi di dialogo e offrire presenza stabile. Come ci insegna Abraham Maslow, i bisogni di appartenenza, amore e autostima sono fondamentali per lo sviluppo della persona. In questo senso, noi insegnanti svolgiamo un ruolo cruciale che non si ferma alla mera trasmissione di conoscenze, ma punta a creare un terreno fertile per la crescita delle persone, ricco di accoglienza, riconoscimento e valorizzazione, che consenta agli studenti e alle studentesse di sentirsi parte di un “noi”, di costruire relazioni significative e di definire la propria identità.

Il nostro, dunque, è il ruolo dell’adulto significativo: non un adulto perfetto, ma un adulto che c’è e che resta, che si propone come punto di riferimento in un contesto sociale che ne offre sempre meno.

In definitiva, The Holdovers ci invita a riflettere su cosa significhi davvero “fare scuola”. Nel nostro quotidiano scolastico, spesso appesantito da scartoffie, scadenze e conflitti, educare è un atto semplice ma rivoluzionario, fatto di presenza, ascolto e pazienza. E anche quando non vediamo risultati immediati, ciò che seminiamo può fare la differenza. In fondo, il cambiamento più profondo nasce sempre da relazioni autentiche, e la scuola può (ancora) essere il luogo dove questo accade.

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