Cos’è il Tinkering? L’utilizzo del tinkering per favorire l’apprendimento

TinkeringLa didattica che afferisce al tinkering è composta da approcci all’apprendimento giocosi e molto pratici. Tale proposta ha anche conquistato uno status di strumento educativo di comprovato valore grazie a varie sperimentazioni sul campo e alla ricerca applicata alla didattica.

La sua essenza si trova nell’esplorazione, nella manipolazione dei materiali e nella comprensione di come funzionano le cose. Gli aspetti del tinkering che possono essere messi in gioco in ambito scolastico sono variegati e sfaccettati e sembra utile accennare velocemente alla sua storia, ai benefici cognitivi e alle sue applicazioni nel favorire creatività e problem-solving.

La storia

Le radici del tinkering sono antiche come l’uomo: tutte le innovazioni che hanno portato allo sviluppo delle varie civiltà hanno una natura “tinkering”, di manipolazione e di perfezionamento degli strumenti e di adattamento dell’ambiente alle proprie necessità. Da questo punto di vista, lo sviluppo dell’individuo e della società è intriso di tinkering. Fino a non molto tempo fa, le conoscenze venivano tramandate in modo graduale e olistico, senza la specializzazione che caratterizza l’istruzione contemporanea; le arti venivano apprese in botteghe anziché in scuole come intese al giorno d’oggi e, ad esempio, alcune figure iconiche della storia della scienza erano anche chierici, musici, filosofi, artisti. Fu l’industrializzazione a portare ad una strutturazione dell’istruzione più formalizzata e separata dall’applicazione, togliendovi la dimensione pratica che fino a quel momento ne era parte integrante.

Nella seconda metà del secolo scorso c’è stato un rinnovato interesse verso il tinkering come strumento di apprendimento: diversi educatori tentarono di inglobarlo in varie forme di sperimentazione lontane dalla comune concezione di istruzione intuendone il potenziale beneficio nel coinvolgimento dei discenti e nel promuovere una comprensione più approfondita dei concetti. Tra i pionieri, Jean Piaget e Seymour Papert furono tra i sostenitori più riconoscibili dell’importanza delle esperienze pratiche nello sviluppo cognitivo. In particolar modo Papert, figura chiave nello sviluppo della teoria dell’apprendimento costruzionista, credeva che i bambini imparassero meglio quando erano attivamente impegnati a creare artefatti tangibili.

Tinkering: benefici cognitivi

I benefici cognitivi del tinkering vanno oltre il tradizionale apprendimento che si svolge nelle classi. Quando gli individui “tinker” (realizzano un manufatto), avviene un processo che mescola esperienze sensoriali, capacità di risoluzione di problemi e pensiero critico. La natura laboratoriale del tinkering favorisce una connessione più radicata dei concetti astratti e delle loro applicazioni nel mondo reale, rendendo l’apprendimento più concreto e memorabile. Questo approccio esperienziale all’apprendimento è ampiamente conosciuto per il fatto che aumenta la ritenzione delle conoscenze e la loro comprensione.

Oltre alle positive ricadute sui processi cognitivi, il tinkering fornisce una piattaforma che rende più agevole l’espressione della creatività individuale. Il tinkering instilla un senso di curiosità e di immaginazione attraverso l’incoraggiamento dei singoli ad esplorare e a creare. La creatività non è limitata a produzioni artistiche, bensì svolge un ruolo cruciale nella soluzione di problemi complessi e nell’adattamento ad un mondo in continuo cambiamento. Gli ambienti tinkering, che siano un makerspace o un’aula, permettono agli studenti di assumersi dei rischi, di esprimere idee divergenti e di esplorare soluzioni non convenzionali. Di conseguenza, un altro aspetto da sottolineare è il ruolo del tinkering nell’espansione e nello sviluppo delle competenze di problem-solving. Durante il processo del tinkering, mentre gli studenti affrontano con decisione le sfide che si pongono loro davanti cercando di raggiungere il proprio scopo, essi apprendono anche ad affrontare i problemi con una forma-mentis concentrata sulle soluzioni e sulle diverse vie che, in modo più o meno efficace, risolvono una medesima situazione. Il tinkering, infatti, incoraggia un approccio per prove-ed-errori e i fallimenti sono sempre visti come opportunità di apprendimento anziché come regressioni. La resilienza e l’adattabilità che ne derivano sono attributi validi e preziosi da possedere per navigare le incertezze del mondo contemporaneo.

Tinkering e tecnologia

L’integrazione della tecnologia ha permesso di espandere ulteriormente le possibilità e le applicazioni del tinkering. Nell’era digitale, tale approccio include non solo oggetti fisici, materici, ma anche prodotti afferenti al coding, alla programmazione, alla produzione digitale. Alcuni strumenti e piattaforme forniscono punti di partenza facilmente accessibili: Arduino e Raspberry Pi, per menzionarne alcuni, permettono agli studenti di maneggiare l’elettronica e la programmazione, creando un ponte sul divario tra i due mondi delle realtà fisiche e digitali. Questa convergenza lascia trasparire la natura interdisciplinare del processo di problem-solving targato ventunesimo secolo.

Tinkering e fasce d’età

La flessibilità e generalizzabilità del tinkering si estendono anche alle fasce d’età che possono approcciarsi a tale ambiente di apprendimento: non c’è un’età specifica, o esclusa, ed il suo concetto può adattarsi per coprire tutti i gradi dell’istruzione. Il tinkering può essere adattato per rispondere alle esigenze dei vari stadi di sviluppo e obiettivi di apprendimento, dalla prima infanzia all’università e oltre. Durante i primi anni, il tinkering incentiva lo sviluppo delle abilità fino-motorie, il ragionamento spaziale e la comprensione elementare della connessione di causa-effetto. Per quanto riguarda i livelli d’istruzione più avanzati, il tinkering diventa uno strumento di esplorazione, ricerca e innovazione con uno stampo marcatamente collaborativo.

Considerazioni finali

Per permettere l’impiego del tinkering negli ambienti dedicati all’istruzione si rende necessario un cambiamento di rotta negli approcci pedagogici. I metodi tradizionali, centrati sul docente, devono lasciare spazio ad approcci più esperienziali, centrati sullo studente. Gli ambienti tinkering devono rendere prioritari compiti di esplorazione open-ended (senza un risultato previsto e univoco), mettendo i partecipanti nella posizione di procedere seguendo i propri interessi e sentendosi artefici del proprio apprendimento. Gli educatori giocano un ruolo cruciale nel facilitare le esperienze di tinkering, in quanto fungono da guida quando necessario ma, allo stesso tempo, lasciano spazio all’autonomia e alla creatività.

Mentre gli aspetti positivi del tinkering sono sostanziali, non si possono ignorare le problematiche che sussistono quando si cerca di integrare tale approccio nei sistemi di istruzione formali attualmente diffusi. Alcuni dei limiti maggiormente ostativi sono l’utilizzo diffuso di test formali, le risorse limitate e i vincoli temporali presenti nei vari sistemi scolastici; un’adozione più diffusa non può avvenire senza prima prendere in considerazione tali confini oggettivi e stringenti. Il loro superamento richiede una rivalutazione delle priorità dell’istruzione e il riconoscimento dei benefici a lungo termine che possono derivare da una mentalità più “tinker”, centrata sul fare e sull’auto-scoperta.

In conclusione, il tinkering é uno strumento di apprendimento “potente”, nel senso di forte ed efficace, che trascende i confini dell’istruzione tradizionale. Le sue radici storiche, abbinate ai suoi benefici cognitivi, lo rendono un approccio valido e di valore per il ventunesimo secolo. Il tinkering favorisce la creatività, promuove le abilità di problem-solving e offre una piattaforma dinamica per l’apprendimento in un mondo in evoluzione attraverso un viaggio che si dipana dinanzi agli educatori e agli studenti come una costellazione di esplorazioni, scoperte e formazione continua.

BIBLIOGRAFIA

Giusti, T. and Bombieri, L. (2020), “Learning inclusion through makerspace: a curriculum approach in Italy to share powerful ideas in a meaningful context”, International Journal of Information and Learning Technology, Vol. 37 No. 3, pp. 73-86.

https://doi.org/10.1108/IJILT-10-2019-0095

essi metacognitivi


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